RadioSapienza

Il Futuro Ascoltalo QUI. La radio ufficiale della Sapienza

Da Pinocchio a Montalbano: storie che diventano universi narrativi

I protagonisti raccontati da Camilleri e Collodi non sono solo personaggi di una storia di finzione, divengono sistemi di senso, universi che hanno il potere di uscire dai libri e dalle rappresentazioni cinematografiche per abitare la realtà di chi li fruisce. È su questa riflessione che si è basato il dialogo tra studiosi e studenti al seminario “Da Pinocchio a Montalbano. Grandi narrazioni transmediali”, ospitato lunedì 20 aprile al Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza Università di Roma. Protagonisti dell’incontro sono due studiosi di primo piano della semiotica italiana, Gianfranco Marrone e Stefano Traini. Al centro dei loro interventi vi sono stati due icone della cultura popolare italiana e non solo, il commissario nato dalla penna di Andrea Camilleri e il burattino più famoso del mondo, pensato e creato dallo sceneggiatore Carlo Collodi. 

Marrone ha raccontato il fenomeno Salvo Montalbano come qualcosa che va ben oltre la narrativa, nel suo saggio Storia di Montalbano, il commissario non è analizzato unicamente dal punto di vista di protagonista di romanzi e serie televisive, è considerato un vero dispositivo culturale. Dalla fiction ai percorsi turistici in Sicilia, fino alle abitudini culinarie associate al personaggio, Montalbano costruisce un immaginario condiviso in cui finzione e realtà si intrecciano. Marrone ha sottolineato che la riflessione deve virare non tanto sul chiedersi quanto queste storie rappresentino il reale, ma quanto lo trasformino. In questa prospettiva, Montalbano assume una dimensione quasi epica, paragonabile ai paladini delle tradizioni popolari, “Camilleri gioca con il suo personaggio facendolo diventare quasi un protagonista pirandelliano”, afferma Marrone. Montalbano, pur nato dalla narrazione, finisce per vivere nella memoria collettiva come se fosse reale. 

Si unisce a questa riflessione quella proposta da Traini, analizzando la celebre favola Le avventure di Pinocchio. Con il suo saggio, I semi di PinocchioTraini parte da una domanda semplice: quanti Pinocchi esistono davvero? La risposta è duplice, non vi sono due romanzi separati, come sosteneva il filosofo Emilio Garroni, ma più anime e interpretazioni che convivono nello stesso testo. Il Pinocchio di Traini è infatti una figura ambivalente, attraversata da tensioni opposte che non si risolvono mai del tutto. È proprio questa oscillazione continua a renderlo un mito, nel senso indicato dall’antropologo Claude Lévi-Strauss, una struttura narrativa fatta di contrasti, trasformazioni e significati stratificati. Fondamentale, nel lavoro di Traini, è anche l’analisi delle diverse edizioni del testo, dalle prime pubblicazioni sul Giornale per i bambini fino all’edizione del centenario del 1983 curata dalla biografa Ornella Castellani Pollidori. Proprio quest’ultima rappresenta un punto di riferimento imprescindibile per comprendere l’evoluzione del racconto e la sua complessità. 

 Il seminario, che si unisce ad una serie di eventi ideati dalla cattedra di Semiotica dei Media della professoressa Bianca Terracciano Isabella Pezzini, ha messo in luce un elemento chiave: le grandi narrazioni non restano confinate nei libri, si espandono, cambiano forma ed entrano nella quotidianità. Che si tratti di un commissario siciliano o di un burattino di legno, poco importa, quando una storia funziona davvero, smette di essere solo una storia e diventa parte del mondo.  

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi