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“Niente di particolare” di Fulminacci: come un videoclip può essere cinematografico

A partire dagli anni Settanta, il videoclip rivoluziona l’ascolto della musica rock e pop, introducendo al fruitore l’elemento dell’immagine. È però dagli anni Ottanta, con l’ascesa di MTV, che il videoclip assume un’importanza centrale all’interno dell’industria culturale; questa supremazia sul mondo del videoclip passerà poi a YouTube dal 2010 e tutt’oggi rimane il mezzo attraverso cui la fruizione di questi prodotti audiovisivi è più accessibile. Il caso del videoclip “Niente di Particolare” del cantautore romano Fulminacci è estremamente significativo, in quanto si presenta come un vero e proprio cortometraggio, che, attraverso un omaggio alla commedia all’italiana, mette al centro del prodotto l’espediente narrativo.

Due sconosciuti seduti a un tavolo di un ristorante cercano di condividere una conversazione al fine di conoscersi un po’ più a fondo e, sebbene la sensazione percepibile sia un forte imbarazzo, alla fine si trasformerà in una sorprendente capacità di fidarsi dell’altro.

Questo videoclip-cortometraggio accompagna lo spettatore a varcare la soglia dell’universo musicale, creando un’esperienza immersiva simile a quella che può essere regalata dal cinema o dal teatro. Fulminacci integra nel suo corto due immagini cinematografiche di forte impatto: lo sguardo in macchina e la rottura della quarta parete. Lo sguardo in macchina consiste nel rivolgersi direttamente agli spettatori, così da sorprenderli, diventando anch’essi quelli “che sono guardati”, ciò comporta una rottura della quarta parete, nella quale viene riconosciuta la presenza del pubblico, rompendo temporaneamente la soglia tra la finzione e la realtà. Questi escamotage narrativi inducono lo spettatore a sentirsi parte integrante della storia che sta guardando e da cui è guardato, generando un senso di intimità con la narrazione. Lo sguardo rivolto verso la cinepresa sembra quasi bucare lo schermo, fungendo da specchio morbido capace di essere oltrepassato. Lo spettatore è consapevole della finzione ma attraverso un atto di fede e uno scambio emotivo è disposto ad abbandonarsi all’immersione, così da godersi la storia.

Ulteriore elemento che gioca un valore simbolico all’interno di questo prodotto è il montaggio, che ha aiutato a trasformare il videoclip in un cortometraggio ben riuscito. Il montaggio è uno dei dispositivi cinematografici che rappresentano lo specchio attraverso il quale si costruisce l’esperienza immersiva. Grazie a un buon uso del cambio di ritmo, il montaggio rompe la linearità della trasposizione facendola diventare meno performativa e algida. Attraverso queste scelte stilistiche, Fulminacci è stato in grado di coinvolgere lo spettatore facendolo divenire un confidente all’interno della storia.

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