Mercoledì 21 maggio presso il Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche (Coris, via Salaria 113) della Sapienza di Roma, si è svolta la lezione incontro a stile “tavola rotonda”, in cui è stato discusso un tema di attuale importanza: il neo-liberalismo, con un focus sul colpo di Stato di Pinochet dell’11 settembre 1973, in Cile. Sono temi che sono stati approfonditi attraverso una lunga riflessione sociologica.
Ad iniziare l’evento è stato il professore della Sapienza Giulio Moini: “Perché discutere di neoliberismo oggi? E perché risulta necessario approfondire il caso del Cile?” Questi sono i primi interrogativi che il nostro professore di Sociologia ci pone.
Innanzitutto è bene subito asserire che intorno al tema del neoliberismo, ruota una forte discussione politica, secondo la quale, ad oggi ci troveremmo in una fase di post-neoliberismo (che tra l’altro mi pare una distorsione linguistica), sostenendo di fatto la sua fine. Il professor Moini sembra non condividere però, tale tesi, sostenendo che nell’odierno, sia necessario più che mai riflettere sul neoliberismo: esso risulta essere una categoria che ci può aiutare a comprendere il capitalismo contemporaneo, presente anche in Europa!
Quella del Golpe del Cile del ’73, si profila così un’esperienza davvero incisiva nella storia politica e sociologica contemporanea, la quale può farci capire meglio cosa significhi davvero trovarsi in un mercato neoliberista, poiché l’accaduto cileno è stato il caso più estremo ed esemplificativo.
D’altro canto, il neoliberismo ci consegna un lascito storico fondamentale: in Cile, quel fatidico 11 settembre 1973 (non bisogna ricordare soltanto l’11 settembre 2001) si verificò un neoliberismo davvero atroce, a causa dell’estrema autorità di chi ne era a capo! Questo tratto di ferocia autoritaria ci porta a volgere lo sguardo verso l’attuale situazione degli Stati Uniti, con Trump.
L’IMPORTANZA SOCIOLOGICA PER LO STUDIO DEL NEOLIBERALISMO
D’importanza per la nostra riflessione sul tema, sono i Quaderni di sociologia, in cui a spiccare sono soprattutto le riflessioni del grande sociologo Luciano Gallino, a capo della stesura dei Quaderni dal 1968 sino alla sua morte. Rilevante è l’affermazione che fece Gallino, riferendosi alla teoria neoliberista, definita da tale sociologo come una “teoria del tutto”, distruttiva, arrivando persino a definirla come “un’ideologia senza confine dal carattere fideistico” in grado di ricostruire il mondo sotto il profilo politico-sociologico, in soli trent’anni!
L’INTERVENTO DI ENNIO VIVALDI
E’stato poi presente all’evento Ennio Vivaldi, ambasciatore della repubblica del Cile in Italia il quale, oltre ad essere Rettore dell’Università in Cile, è anche medico e ricercatore (si occupa del campo della medicina del sonno).
Il nostro ambasciatore sottolinea come l’esperienza del Cile sia assi rilevante e istruttiva. Ancora una volta oggi il Cile, oltre che laboratorio, diventa occasione di lezione per l’Italia.
Uno dei temi su cui Vivaldi discute, è quello della destrutturazione dei servizi pubblici, cosa che ha avuto un effetto negativo davvero consistente nelle università. Infatti, il focus su cui occorre volgere la nostra attenzione, è il degrado dell’istruzione dovuto alla dittatura cilena di quegli anni!
L’ambasciatore sostiene che: “il modello imposto dal Cile durante la dittatura non è paragonabile agli altri neoliberismi degli anni’80; è perciò un modello di cui bisogna parlare e che occorre studiare, mostrandolo al mondo”.
C’è poi un legame tra il caso del Cile e l’Europa? Sì, abbiamo esempi che si possono riscontrare negli anni 30, quando ci furono i governi del Fronte Popolare, di cui sono stati esemplificativi i casi della Spagna e della Francia.
Tornando al caso del Cile, qual è stato l’effetto più devastante della dittatura?
. In primo luogo, il cambiamento imposto al Paese dal gruppo di economisti della cosiddetta Scuola di Chicago, costrinse il Cile a modificare drasticamente il suo modello di società!
Il modello sociale che vigeva sino a quel fatidico evento, cercava soprattutto di salvaguardare i diritti all’istruzione, alla salute ed alla previdenza: la stragrande maggioranza dei cittadini cileni si identificava con ideologie basate sull’equità e la solidarietà.
Purtroppo, a partire dal colpo di Stato di Pinochet, le cose cambiarono drasticamente.
. Il gruppo di economisti a capo della dittatura, dal carattere civico-militare secondo Vivaldi, mise fine al regime democratico. Il nuovo modello economico imposto ebbe profonde implicazioni in tutti gli ambiti della vita nazionale. Si è iniziato a considerare l’istruzione, la sanità e la previdenza come beni di consumo piuttosto che come diritti fondamentali! Ci rendiamo conto di ciò che accadde?
“L’individualismo eccessivo finì per trasformarsi in una vera e propria Apologia dell’egoismo” così ha definito la dittatura cilena il nostro ambasciatore.
Ed ecco che a pagarne le conseguenze fu soprattutto l’istruzione cilena… il degrado dell’istruzione pubblica primaria e secondaria, conseguenza del drastico modello imposto, condusse ad una breccia immorale tra istituti privati e pubblici nei risultati delle prove di ammissione all’università! Iniziò così il decadimento del settore accademico.
Dopo questa brillante lezione, ci rendiamo conto di quanto sia estremamente essenziale vivere in un Paese in cui ogni forma di libertà venga considerata un diritto fondamentale.
Ricordiamo che una via d’uscita esiste sempre, se le forze decidono di entrare in campo con il giusto passo…
ALESSIA COLOMO

