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Come nascono i classici: a Roma una mostra sui manoscritti e il tempo della scrittura

A Roma a breve verrà inaugurata la mostra “Come nascono i classici”, che ripercorre la genesi di capolavori di scrittura mostrando come questi non siano entità immobili e perfette, ma il frutto di un lungo processo creativo. È stato possibile il rinvenimento e la descrizione di oltre ottomila manoscritti autografi e postillati d’autore, dal Medioevo al Rinascimento.

I manoscritti sono l’antonomasia del tempo lento. Un oggetto che richiede ore e ore di lavoro e di cura per nascere ci riporta ad una dimensione profonda e consapevole, in un contesto che invece ci aliena. Osservare dei manoscritti significa dedicare tempo a dettagli minimi e spettacolari. Talvolta si riescono a scorgere le piccole imperfezioni dettate dalla mano dello scrittore che testimoniano che la conoscenza va coltivata, non è immediata, non si può nascere sapendo tutto ma è necessario passare attraverso processi si lunghi e faticosi ma anche profondamente umani. Queste opere d’arte sono tracce tangibili della presenza fisica dell’uomo dietro le idee, a differenza dei testi digitali, anonimi e replicabili.

L’itinerario espositivo riunisce autografi della letteratura italiana del calibro di Boccaccio, Ariosto, Leopardi…

L’importanza dal punto di vista educativo di questa mostra è notevole: se per gli scritti del Novecento bene o male possiamo ricostruire con relativa semplicità la storia, più si va indietro nel tempo, più il lavoro filologico diventa complesso. Le opere esposte ci danno la possibilità di osservare da vicino questo lavoro certosino. Oltretutto è stato detto che il percorso è stato pensato anche come  un parallelismo tra la letteratura “tradizionale” e la letteratura in epoca digitale. Dal punto di vista lessicale, per fare un esempio più concreto, viene spiegata l’evoluzione di alcune parole nel corso del tempo.

La mostra è stata organizzata e patrocinata dall’Accademia dei Lincei,  si svolgerà dal 27 gennaio 2026 fino al 25 aprile 2026. È stata resa possibile anche dalla collaborazione con Fondazione Changes e con la  Sapienza Università di Roma, che ancora una volta si è rivelata fondamentale nello studio approfondito di questi documenti storici.

L’esposizione è legata ad un convegno internazionale che punta a tracciare un bilancio del progetto ‘Autografi dei letterati italiani’, diretto da Matteo Motolese ed Emilio Russo della Sapienza Università di Roma. Il congresso, che si terrà presso l’Accademia Nazionale dei Lincei e la Sapienza dal 26 al 28 gennaio, vedrà coinvolti centinaia di esperti in diverse discipline – paleografi, filologi romanzi e italiani, storici della lingua, della letteratura e del libro – in previsione anche di nuovi percorsi di studio e di valorizzazione delle testimonianze autografe in ambiente digitale. 

 

Di recente ha fatto il giro dei social un’intervista che racconta la storia atipica dell’amanuense Stefano Gelao che, sovraccarico dello stress digitale, ha deciso di intraprendere la coraggiosissima scelta di abbandonare la sua vecchia vita da programmatore e dedicare gli ultimi dieci anni allo scrittoio, portando avanti una tradizione quasi estinta perché ormai alle nostre orecchie suona anacronistica. Ritagliarsi del tempo da dedicare alla  manutenzione, a tutti gli strumenti, all’inchiostro che sgocciola, sporca, non è efficiente… 

Siamo abituati alla tastiera, alla punteggiatura sopravvalutata, alla barra dei suggerimenti “per fare prima”. Ci sembra folle anche solo l’idea di dover fare degli esercizi di respirazione per dover scrivere.

In una società che privilegia l’istantaneità, quest’esperienza è non solo educativa ma consente di riflettere sul costo dell’efficienza e sulla bellezza della cura.

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