Un’aula magna gremita: un confronto vivace tra studenti e mondo televisivo ha caratterizzato l’evento “Le tele-visioni di Massimiliano Ossini. Formati, linguaggi e pubblici tra natura, attualità e città in movimento”, svoltosi ieri, mercoledì 25 marzo, presso il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza Università di Roma. L’iniziativa, promossa dalla cattedra di Entertainment and Television Studies, guidata dalla professoressa Mihaela Gavrila, ha visto protagonista il conduttore Massimiliano Ossini, insieme al team autoriale e produttivo di alcuni dei programmi più rappresentativi del servizio pubblico: Unomattina, Linea Bianca e La città ideale.
L’incontro ha offerto agli studenti e ai partecipanti uno sguardo approfondito sui linguaggi della televisione contemporanea, analizzando come i format si evolvano per rispondere a pubblici sempre più segmentati e a un ecosistema mediale in continuo cambiamento. Al centro del dibattito, il rapporto tra racconto televisivo e realtà: dalla narrazione della natura ai territori, dall’approfondimento dell’attualità e delle trasformazioni urbane sino all’autenticità, cifra distintiva del lavoro di Ossini.
Dopo l’evento, Massimiliano Ossini si è concesso per qualche domanda sulla sua storia e visione professionale:
Lei è passato da una televisione generalista ad una più divulgativa, è stato un passaggio naturale o è stata una scelta?
È stato naturale e un po’ anche per fortuna, per una serie di occasioni che mi si sono presentate nel corso della mia vita. Disney Channel mi ha dato la possibilità di spaziare all’interno di uno stesso programma più generi televisivi. Quando sono arrivato in Rai, la mia grande occasione è stata quella di fare un programma dedicato alla natura e al benessere con Linea Verde, per poi passare ai grandi temi come la politica, l’economia e la salute con Unomattina, sino ad arrivare a La città ideale. Un po’ è stata fortuna, un po’ sono state le occasioni e un po’ mi sono scritto anche io la mia strada. È stato un lavoro costante, lento, lungo, non ho bruciato le tappe perché credo che ci sia un’età giusta per fare vari programmi. Per esempio, sarebbe troppo presto ora per me fare Sanremo, mi serviranno ancora alcuni anni di programmi in prima serata, non perché non sarei capace, non credo che Sanremo sia tra i programmi più difficili nella conduzione ma perché devi avere un legame con il pubblico molto più ampio, io ho tutta la fascia dei ragazzi, tutta la fascia della mattina e adesso sto iniziando ad avere la fascia serale, ma mi serve ampliare ancora la fascia della prima serata.
Lei conduce programmi televisivi con generi e format diversi tra loro, come adatta il suo stile comunicativo ai diversi programmi che conduce?
Unomattina è un programma più giornalistico quindi l’approccio che si ha è più serioso ma il mio modo di pormi è sempre uguale rispetto agli ospiti, sia se dovessi avere un ministro, un commercialista o un cuoco. I miei insegnanti, il più grande è stato Piero Angela o Fabrizio Frizzi, sono passati da diversi generi e programmi televisivi rimanendo sempre gli stessi.
In un contesto mediale sempre più ibrido anche il ruolo del conduttore televisivo sta cambiando, avendo la necessità di avere nuove competenze simultanee. Quali sono, secondo lei, alcune caratteristiche imprescindibili che un conduttore deve avere oggi?
Credo che la persona che conduce e il programma realmente facciano la differenza, in un’era social dove dopo tre secondi di video hai bisogno di passare al successivo, con la televisione è impossibile. Siamo tornanti, per esempio con La città ideale, ad uno stile comunicativo lento che eppure ha funzionato, perché forse le persone hanno proprio bisogno di questo, bisogna anche rallentare. Una delle forze più importanti di chi fa questo mestiere è essere vero, leale con il telespettatore e fingere il meno possibile. Una grande dote che ha un conduttore è quella di saper ascoltare, non solo l’ospite ma anche le esigenze del telespettatore.
Che consiglio si sentirebbe di dare a dei giovani ragazzi e ragazze che vorrebbero intraprendere una carriera in questo settore lavorativo?
Non ponetevi limiti. Quando mi chiedono “qual è il tuo limite?” rispondo che non ho limiti, poi potrei non arrivare al mio obiettivo, ma faccio di tutto per arrivarci. Ci deve essere l’impegno, lo studio e l’allenamento.
L’evento si inserisce in un ciclo di incontri volti a mettere in dialogo università e prospettive del mondo lavorativo, creando occasioni concrete di confronto tra teoria e pratica. Iniziative come questa permettono agli studenti di avvicinarsi in modo diretto alle dinamiche professionali, comprendendo non solo le competenze richieste, ma anche le sfide e le trasformazioni che attraversano il settore dei media contemporanei. Il contatto con figure del panorama televisivo e con i team creativi e produttivi rappresenta un’opportunità preziosa per orientarsi, chiarire dubbi e immaginare percorsi futuri con maggiore consapevolezza.
Allo stesso tempo, questi incontri contribuiscono a rafforzare il ruolo dell’università come spazio di riflessione critica, capace di leggere e interpretare i linguaggi della contemporaneità. Il dialogo con il mondo del lavoro diventa un momento di scambio reciproco, in cui anche il punto di vista degli studenti arricchisce il dibattito. Un appuntamento che ha ribadito come la televisione, seppur attraversata da trasformazioni profonde e da una crescente competizione con le piattaforme digitali, resti uno mezzo centrale per raccontare il presente, costruire immaginari condivisi e interpretare i cambiamenti della società.
