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Manifesto per il giornalismo: uno sguardo ai giornalismi del futuro

Mercoledì 18 febbraio presso il Centro Congressi di Via Salaria 113, si è tenuta la lezione – evento relativa alla presentazione del “Manifesto per il giornalismo” di Barbie Zelizer, Pablo J. Boczkowski e C. W. Anderson.

L’incontro ha avuto come finalità quello di comunicare e trasmettere il senso della professione giornalistica. A inaugurare il dibattito Christian Ruggiero, presidente del Cds Media Comunicazione digitale e Giornalismo, il quale per collegarsi allo scopo del libro ha riportato le parole di Giovanni Bechelloni, giornalista e sociologo scomparso lo scorso 16 febbraio 2026, che per anni ha dedicato la sua vita allo studio del giornalismo e delle sue dinamiche interne ed esterne.

 

“Il giornalismo si è parzialmente adeguato, si è inquinato, imbastardito… Ottimismo, speranza e volontà sono necessarie… forse dietro le cattive notizie si cela una metamorfosi profonda”. 

A presentare il contenuto dell’edizione italiana del Manifesto, Marco Bruno – docente di Storia e Modelli del giornalismo e Fabiana Battisti –  Dottoressa in comunicazione, ricerca sociale e marketing, che insieme hanno curato la traduzione e l’introduzione del libro. Lo scopo del lavoro consiste nel dialogare con il mondo accademico ma non solo. Come sottolineano i relatori, la forza del Manifesto sta nella capacità di unire la comunità scientifica e i principali protagonisti del giornalismo contemporaneo, con l’obiettivo di comunicare anche ai professionisti del futuro.

Il manifesto intende interrogarsi sui profondi mutamenti che il settore ha attraversato e continua ad attraversare negli ultimi anni. Guardando al futuro si genera un importante dibattito: “Il giornalismo sarà in grado di sopravvivere alle sfide del domani?” “C’è un futuro per il giornalismo?”.

A dare una risposta a questi dubbi è Christopher W. Anderson – docente presso l’Università degli Studi di Milano – che negli anni ha maturato grande esperienza sia nel contesto anglosassone che in quello statunitense. Di fronte a questo mare di perplessità il professore sottolinea come la professione giornalistica non debba incastrarsi fra le paure del presente, ma debba rimanere aperta, evitando le strettoie  che gli vengono imposte, in modo da riuscire ad abbracciare il cambiamento.

Il merito di questo manifesto è il fatto di aver tratteggiato il profilo del giornalismo e/o dei giornalismi. Puntella gli aspetti critici della professione…“. Lo afferma Fabiana Battisti, evidenziando la capacità e abilità del Manifesto nel fornire una “diagnosi” spietata del contesto odierno. Gli autori evidenziano, infatti, come la crisi del nostro tempo sia frutto di difficoltà economiche ma non solo. Ad aggravare la situazione, c’è una grande disgregazione fra tre elementi fondamentali: pubblico, norme ed élite. 

Il progetto, dunque, intende proporre due vie risolutive, una riformista ed una rivoluzionaria. Queste due soluzioni tentano di riconnettere realtà e pubblico in modo da ricreare una comunità, ormai, persa.

A concludere la lezione-evento, fondamentale è stato il dibattito/riflessione a cui hanno partecipato: Marzia Antenore – docente di Data Journalism, Stefania Parisi – docente di Digital Media Studies e Elena Valentini – docente di Giornalismi e Piattaforme Digitali.

Articolo a cura di Kiria Zunica e Noemi Pegorin

 

 

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