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Manifestation of God in the Glow of AI Technology: seminario con Heidi A. Campbell

Lunedì 2 marzo alle ore 16.00, nell’Aula C di Lettere e Culture moderne si è tenuto il seminario dal titolo Manifestation of God in the glow of AI technology: how technology reflects human perception of the divine. Nel corso dell’incontro, Heidi A. Campbell (Professor Texas A&M University) ha affrontato un importante dibattito sull’interazione tra religione, tecnologie e intelligenza artificiale, con particolare riferimento alle ricerche recentemente pubblicate nel  suo volume God and Technology (Cambridge University Press, 2025).
L’incontro rientra nel ciclo di seminari 2025-2026 del Progetto Grande di Ateneo Myths, Artifacts, Gestures, Incantations, and Cyber Practices (MAGIC). Tracing the journey of magical practices from antiquity to the digital age, diretto da Marinella Ceravolo (Dipartimento Saras).

Alla conferenza dedicata al rapporto tra religione e innovazione tecnologica, la protagonista è stata Heidi A. Campbell, professoressa alla Texas A&M University: studiosa di riferimento nei Religion and Digital Media Studies, Campbell ha proposto un’analisi che intreccia filosofia della tecnologia, media studies e studi su scienza e religione per esplorare la relazione concettuale tra esseri umani e tecnologia.

Ripercorrendo le trasformazioni concettuali avviate con la Rivoluzione industriale (1750–1900), la studiosa ha mostrato come il termine technē sia passato dall’indicare un’arte o un’abilità allo studio delle arti meccaniche, fino a diventare sinonimo di innovazione e forza sociale. L’industrializzazione del XVIII secolo, insieme alle correnti metafisiche moderne, ha creato una traiettoria culturale che ancora oggi incornicia le rappresentazioni mediatiche della tecnologia e dell’intelligenza artificiale.

Un passaggio cruciale dell’intervento ha riguardato il mutamento della retorica tecnologica. Tra XVIII e XIX secolo si afferma un “ottimismo scientifico” che interpreta l’impresa tecnologica come miglioramento della società e persino come progetto “voluto da Dio”. Dopo la Seconda guerra mondiale, tuttavia, questo entusiasmo viene messo in discussione: la tecnologia appare come una forza potente da interrogare criticamente. In questa prospettiva si collocano anche le riflessioni di Martin Heidegger ne La questione della tecnica, dove si sottolineano le implicazioni esistenziali del fenomeno tecnologico e si afferma provocatoriamente che “la tecnologia non è un’attività umana”.

Ampio spazio è stato dedicato alle rappresentazioni della tecnologia nei film di fantascienza, veri e propri laboratori simbolici del nostro immaginario. Pellicole come Ex Machina, Her, Matrix o saghe come Star Wars e Star Trek, mettono in scena differenti concezioni del rapporto umano-tecnologia: macchine che conferiscono capacità quasi soprannaturali, sistemi intelligenti che fungono da aiutanti morali, o intelligenze artificiali programmate per trascendere l’umano. Letti attraverso la lente dei “miti tecno-spirituali”, questi racconti rivelano radici religiose profonde nelle loro visioni del futuro.

Secondo Campbell, le rappresentazioni dell’IA nel cinema popolare sono sostenute da specifiche concezioni di Dio e della religione, e mostrano una frattura narrativa tra visioni occidentali e orientali della divinità. Nei contesti occidentali, spesso segnati da un’idea di Dio trascendente e personale, l’IA appare come rivale o minaccia; in molte narrazioni orientali, influenzate da concezioni più immanenti del sacro, la fusione tra umano e tecnologia può essere rappresentata come armonizzazione piuttosto che come conflitto.

Un altro aspetto centrale ha riguardato l’adozione concreta delle tecnologie – in particolare dell’intelligenza artificiale – da parte dei gruppi religiosi. Comunità di diverse tradizioni stanno integrando strumenti digitali e sistemi di IA nella predicazione, nella formazione e nella gestione comunitaria, reinterpretandoli alla luce delle proprie teologie. Il modo in cui si parla della tecnologia – come dono, strumento, tentazione o potenziale idolo – rivela visioni implicite del divino e dell’essere umano.

L’argomento di fondo è chiaro: le presupposizioni religiose sottostanti alla tecnologia informano e modellano il discorso pubblico su di essa. Comprendere le metafore spirituali con cui descriviamo l’IA – creazione, salvezza, apocalisse, trascendenza – significa comprendere le nostre paure e le nostre speranze più profonde.

In chiusura, una provocazione ha attraversato l’intero incontro: noi creiamo la tecnologia per avere qualcosa di più potente di noi stessi. In questa tensione verso il “più che umano” si gioca una delle questioni decisive del nostro tempo. La sfida non è scegliere tra progresso tecnico e dimensione spirituale, ma costruire una relazione consapevole tra innovazione, etica e significato. Solo così la tecnologia potrà diventare non un potere che ci domina, ma uno spazio di collaborazione capace di ampliare — e non ridurre — la nostra umanità.

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