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“Mandela Dance”: proiezione del documentario alla lezione-evento sul ruolo dell’audiovisivo contro il razzismo

Nella giornata del 20 marzo, in occasione della XXII Settimana di azione contro il razzismo, si è tenuta al dipartimento di Comunicazione e Ricerca sociale la lezione-evento “Mandela oggi: l’audiovisivo contro il razzismo contemporaneo“, all’interno del corso di Entertainment and Television studies della Professoressa Mihaela Gavrila.

Cuore della lezione-evento è stata la proiezione del documentario “Mandela Dance“, realizzato dal giornalista e studioso Massimo Ghirelli in collaborazione con diverse realtà associative. L’audiovisivo ripercorre la vita di Nelson Mandela e la lotta contro il regime dell’apartheid, intrecciando storia, memoria e impegno civico. Ne emerge un racconto capace di rendere accessibili questioni spesso marginalizzate nella cultura dominante, contribuendo ad avvicinare il pubblico a tematiche sociali complesse come quelle del razzismo. L’evento si inserisce nel progetto “Città con Nelson Mandela“, promosso dal Centro Antirazzista Benny Nato insieme ad ACLI, ARCS, UISP e ForumSAD, con l’obiettivo di trasformare la memoria in azione concreta.

Il documentario adotta un tono emotivo ma accessibile, raccontando i fatti storici attraverso la figura di Nelson Mandela e il significato che ha rappresentato per il suo popolo. Alle immagini si alternano testimonianze di chi in lui ha visto la possibilità di un futuro diverso. Inizialmente presentato in modo quasi idealizzato, come un eroe, nella seconda parte del documentario emerge con maggiore forza il suo lato umano dopo i ventisette anni di carcere: «tornato uomo all’improvviso dopo essere stato leggenda, tornato vecchio dopo essere stato eterno». Viene così restituita l’immagine di un uomo comune che ha avuto il coraggio di opporsi all’ingiustizia per il suo popolo. Stanco e invecchiato, ma consapevole del percorso compiuto e della lotta portata avanti fino alla fine.

Al termine della proiezione, il dibattito ha coinvolto Vincenzo Curatola, presidente di ForumSAD, Francesco Malgaroli, giornalista e inviato per anni in Sudafrica, e Andrea Pranovi, giornalista e conduttore radiofonico. Attraverso i loro interventi, l’incontro ha permesso di approfondire i temi emersi dal documentario, offrendo prospettive diverse e complementari, tra esperienza diretta, ricerca giornalistica e impegno sociale. Anche gli studenti presenti, sia universitari che delle scuole superiori, impegnati nei PCTO, hanno avuto la possibilità di riflettere sull’importanza della tematica e sul modo in cui il linguaggio audiovisivo di questo documentario è stato costruito per trasmetterne il significato.

In questo contesto è stato possibile raccogliere le parole di Vincenzo Curatola, che ha offerto una riflessione sul valore dell’iniziativa e sul significato del proprio impegno all’interno del ForumSAD, realtà che si occupa di sostegno a distanza e cooperazione solidale.

Alla domanda su come si sia avvicinato al tema dell’impegno contro l’apartheid e la discriminazione razziale, Curatola ha raccontato un passaggio decisivo della sua esperienza lavorativa: «Il momento è nato quando lavoravo in banca». Uscì un rapporto di una ricercatrice svizzera che documentava, con dati precisi, il coinvolgimento delle banche italiane nel sostenere il sistema sudafricano dell’apartheid», ha spiegato. Da quella consapevolezza è iniziato il suo percorso di attivismo, che lo ha portato a entrare in contatto con realtà legate all’African National Congress e ad avviare un’attività di sensibilizzazione sul tema del razzismo e delle responsabilità economiche e sociali ad esso collegate.

Curatola ha sottolineato come la storia del Sudafrica rappresenti un esempio fondamentale, non solo per dimostrare che il razzismo può essere sconfitto anche quando è un sistema istituzionalizzato, ma anche per raccontare una grande mobilitazione collettiva. Dal Sudafrica si può partire per dare luce anche a tutti gli altri Paesi in cui il razzismo è presente, anche se in forme più lievi. «In Italia, moltissime associazioni, organizzazioni e cittadini parteciparono a questo movimento. È stato un impegno durato decenni, secondo solo alla Resistenza. Questa memoria va mantenuta viva, anche perché ha contribuito a far emergere il problema del razzismo anche nel nostro Paese, portando a importanti cambiamenti legislativi e culturali», ha affermato, evidenziando come questa memoria rappresenti un patrimonio ancora attuale.

Il suo impegno sociale contro il razzismo e le discriminazioni da anni si manifesta a partire dal ForumSAD (Sostegno a Distanza), una «forma di solidarietà popolare che permette a chiunque di contribuire». Non è un mero aiuto economico, ma un sostegno a tutti gli effetti: «si tratta di creare legami tra persone di culture diverse, costruire amicizie e percorsi comuni». L’obiettivo, infatti, è proprio quello di promuovere e valorizzare il supporto e la cooperazione basata sulle relazioni umane, piuttosto che solo su aspetti economici, per dimostrare che le discriminazioni possono essere superate proprio a partire da questo.

La lezione-evento si è così configurata come un momento di confronto tra linguaggi, generazioni e prospettive diverse, capace di restituire la complessità della storia di Nelson Mandela e del sistema dell’apartheid. È stato richiamato il concetto di memory activism, che ha trovato concreta espressione nell’incontro stesso: un intreccio tra memoria collettiva e impegno sociale, a partire dalla storia di un popolo che ha subito per decenni razzismo e discriminazione. Un’eredità che si propone come monito e strumento di riflessione per le società contemporanee.

Intervista a cura di Francesca Mileo.

      Intervista Vincenzo Curatola, presidente ForumSAD

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