L’indignazione è un mezzo potentissimo: scuote le coscienze, mobilita le persone, conferisce senso alla realtà circostante. L’indignazione è generativa.
Per questo, anche di essa dovrebbe nutrirsi il teatro, al fine di riscoprire il suo carattere di necessità.
Il teatro ha bisogno della verità, della ferita, della presenza. Ha bisogno di persone che scelgano di mettere in scena se stesse e le proprie emozioni. Ed è proprio il teatro il luogo scelto da Pablo Trincia per fare spazio alla sua rabbia.
Rabbia che, nel suo spettacolo, si collettivizza: parte dal singolo ma finisce per coinvolgere l’intera comunità.
L’uomo sbagliato – Un’inchiesta dal vivo, in scena al Teatro Brancaccio lunedì 12 e martedì 13 gennaio – pone l’attenzione su un caso di malagiustizia italiana che ha coinvolto diverse persone, distruggendone l’esistenza.
Scritto da Pablo Trincia e Debora Campanella, lo spettacolo racconta la storia di Ezzedine Sebai, serial killer che, nel 2006, confessa gli omicidi di quattordici donne anziane, commessi nel sud Italia a metà degli anni ’90. La rivelazione di Ezzedine Sebai rende evidenti diversi errori giudiziari: per quei delitti, infatti, erano state condannate persone innocenti che, invano, avevano provato a dimostrare la loro estraneità ai fatti.
Cosa succede quando è proprio chi dovrebbe garantire la giustizia a commettere un così grave errore?
L’indignazione, a teatro, diviene gesto artistico: l’inchiesta giornalistica si fa corpo, voce, presenza. Lo spettatore diviene parte del racconto, immesso in una vicenda che, piuttosto che dare risposte, pone domande.
Attraverso testimonianze, documenti processuali e immagini d’archivio, Trincia permette alla platea di compiere un viaggio immersivo, con l’obiettivo di turbare gli animi dei presenti, al fine di non lasciare lo spettatore indifferente.
Questo progetto rappresenta un punto di svolta non solo nella carriera di Pablo Trincia ma, anche, nel modo di raccontare la cronaca.
In tempi in cui i social network, ibridando la sfera privata e quella pubblica, si pongono l’obiettivo di dare notizie quanto più velocemente possibile, il teatro diviene luogo di lentezza, riflessione e approfondimento. Recuperando la sua funzione primaria, lo spazio teatrale si presenta come luogo ideale per dar vita all’urgenza piuttosto che alla velocità, alla storia nella sua interezza piuttosto che ai pezzi più appetibili di essa.
Alessia Perrella
