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L’Università costruisce la cultura del rispetto

Il 25 novembre è il giorno in cui il mondo intero alza la voce contro la violenza sulle donne, ma all’Università Sapienza di Roma, l’impegno si estende ben oltre le 24 ore.

L’Ateneo ha trasformato la ricorrenza in una riflessione prolungata e capillare, con il ciclo di eventi “Una giornata non basta“, a dimostrazione che la battaglia per l’uguaglianza si combatte giorno dopo giorno, in ogni dipartimento. L’approccio scelto è cruciale perché la violenza di genere viene analizzata sotto ogni angolazione, senza fermarsi alla cronaca ma andando alla radice del problema: ogni giorno fino a marzo 2026, si sono tenuti e si terranno vari panel, che hanno trasformato le settimane in un’occasione di approfondimento, sensibilizzazione e dialogo attivo.

Si è posata infatti l’attenzione sulla “cittadinanza digitale e responsabilità” evidenziando come hate speech e molestie in rete siano ormai parte integrante della vita di molte studentesse; allo stesso tempo sono state analizzate le disuguaglianze strutturali: il ciclo ha incluso dibattiti sulla “violenza economica” che spesso toglie autonomia e libertà, e sulla sottostima del dolore femminile nella pratica clinica, una forma più sottile ma non meno grave, di violenza istituzionale discussa dal Dipartimento di Fisiologia e Farmacologia.

L’Università ha usato i suoi spazi e la sua creatività per lanciare messaggi potenti, come la singolare iniziativa del Dipartimento di Matematica: l’installazione “Un’iris per non dimenticare”, un gesto simbolico e tangibile per onorare le vittime.

Altri incontri, come quello di oggi (24 novembre) dedicato al Progetto Airone per gli orfani di femminicidio, e il seminario sulla mascolinità tossica, che si terrà giovedì 27 novembre, sono essenziali per i colleghi maschi per invitarli a riconoscere e a smantellare modelli culturali obsoleti.

Questo impegno così vasto e trasversale non è solo una doverosa risposta all’attualità: è un’assoluta necessità formativa. Sensibilizzare sull’argomento all’interno di un contesto universitario è fondamentale perché l’Ateneo è il primo crocevia in cui le future élite del Paese  si formano: quando i futuri avvocati, medici, ingegneri, comunicatori si interrogano sulle cause culturali della violenza, stanno imparando a costruire una società migliore.

L’Università, fornendo strumenti di analisi così specifici, in modo costante ed esteso, assolve alla sua missione più alta: non solo trasmettere il sapere, ma formare una coscienza civile critica, dimostrando che la conoscenza è l’unica arma in grado di vincere l’ignoranza e il silenzio.

 

 

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