Questo weekend appena passato, le piazze di Roma e la nostra Città Universitaria si sono animate per le tradizionali “Ferie Matricolari”, un evento che ha richiamato studenti da molte città d’Italia, come Bologna, Urbino e Firenze.
Le Feriae Matricularum rappresentano l’evento centrale della vita goliardica universitaria, i protagonisti assoluti di queste giornate sono i Goliardi. La goliardia è un fenomeno le cui radici affondano nel Medioevo, ai tempi dei Clerici Vagantes: studenti e intellettuali che viaggiavano per l’Europa unendo la fame di conoscenza a uno stile di vita irregolare e satirico. Oggi, essere goliardi significa vivere l’università abbracciando valori di fratellanza, libertà e amicizia. Il loro celebre motto è “Bacco, Tabacco e Venere”, una metafora per indicare la gioia di vivere, la leggerezza necessaria per sciogliere le rigidità dello studio o del lavoro, e la celebrazione di tutto ciò che è bello e dà piacere.
Ciò che rende unica la goliardia è la sua natura di “intelligente parodia” del potere: i goliardi rovesciano in chiave teatrale e ironica le istituzioni civili e religiose, creando Ordini dotati di leggi, mantelli e del tradizionale cappello, la Feluca, che si colora in base alla facoltà di appartenenza. A Roma, ad esempio, l’ordine sovrano è il Pontificatus Romani Archigymnasii (P.R.A.), guidato dal Pontefice Massimo, un capo carismatico eletto dai colleghi per la sua prontezza di spirito e intelligenza. Attualmente questa suprema carica è ricoperta da una studentessa, la quale mantiene rigorosamente l’appellativo ufficiale e tradizionale di Romanus Pontifex Maximus. La sua nomina è avvenuta attraverso un vero e proprio conclave,con fumate nere e bianche comprese.
I goliardi ci ricordano che l’università non è fatta solo di esami e burocrazia, ma è anche uno straordinario presidio di libertà, ironia e avventura umana, capace di attraversare i secoli.
In definitiva, queste giornate ci dimostrano che lo storico spirito goliardico continua a vivere tra i viali della nostra Sapienza, invitando ogni studente a unire il rigore dell’impegno accademico alla spensieratezza di una grande comunità che, intonando canti, celebra la bellezza irripetibile degli anni universitari.
