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LIS: una qualità non un handicap. La Sapienza e il cinema ci mostrano come sia possibile

Essere sordo-muti per molti potrebbe risultare un gravoso handicap, eppure La Sapienza e il film “Non abbiam bisogno di parole” ci dimostrano il contrario grazie al LIS, raccontando come dietro la sordità si nasconda una cultura e un’identità immensa.

Comunicare oltre le parole: la realtà della sordità

Anche se a primo impatto la comunicazione sembrerebbe essere solamente verbale, i messaggi e le informazioni che trasmettiamo gli uni agli altri sono di vario genere: esiste sì la comunicazione verbale, ma sono presenti anche quella scritta oppure quella gestuale. Quest’ultima riconduce l’intero discorso della comunicazione e della socialità su un altro piano, introducendo il concetto di sordità.

Nel mondo, infatti, esistono circa 430 milioni di persone con perdita uditiva (parziale o totale), e secondo l’ANIFA l’Italia è il primo paese in Europa in questa statistica: 7 milioni di italiani ne soffrono, eppure conosciamo molto poco quella che è la loro esperienza di vita, di come riescono a gestirla e di come si sviluppi una vera e propria cultura e identità sorda.

Le persone sordo-mute senza un reale aiuto da parte della famiglia e della società possono andare incontro ad isolamento e sentimenti di solitudine. Oggi però con le opportunità del mondo moderno questi tristi epiloghi possono essere sventati; l’avanzamento tecnologico ha portato alla realizzazione di apparecchi acustici sempre più precisi e nitidi. Inoltre lo sviluppo della LIS: lingua italiana dei segni (ufficialmente riconosciuta nel 2021, nonostante l’educazione dei sordi sia nata secoli prima nel 1784 con la scuola per sordi a Roma di Tommaso Silvestri) ha portato alla generalizzazione del problema della sordità e alla necessità di creare una lingua ad hoc che oggi non ha un’importanza riconosciuta a livello globale.

Il LIS: una lingua vera e propria

Come detto, la lingua dei segni italiana (LIS) è stata ufficialmente riconosciuta nel 2021, ma in cosa consiste? La EFSO ci spiega le caratteristiche e il funzionamento della LIS:

Canale visivo-gestuale: la comunicazione avviene attraverso le mani, il corpo e il viso, non attraverso il suono.

Componenti del segno: ogni segno è composto da 5 parametri: la forma della mano, l’orientamento, la posizione rispetto al corpo, il movimento e le espressioni facciali.

Ruolo delle espressioni: le espressioni facciali sostituiscono l’intonazione vocale, indicando domande, enfasi e sfumature di significato

Non è universale: ogni paese ha la propria lingua dei segni, e in Italia esistono numerose variazioni regionali

Sintassi propria: la LIS ha regole grammaticali diverse, spesso pone il tema principale all’inizio della frase.

Dattilogia: usata per nomi propri, consiste nel compietare le lettere con le mani

L’impegno dell’università La Sapienza

Nell’anno accademico 2022-2023 La Sapienza è stata il primo Ateneo italiano ad aprire un corso di laurea triennale professionalizzante volto a formare interpreti di LIS e LISt. “Per la nostra università è motivo di grande orgoglio essere riusciti a costruire per primi questo nuovo percorso di laurea. Si tratta di un impegno che non è solo didattico e scientifico, ma anche civile e sociale”, così la rettrice Antonella Polimeni ha commentato a riguardo di questa originalissima apertura.

Collocato nel dipartimento di Lettere e Culture Moderne, il corso, come riporta il sito di Ateneo, ha come finalità la formazione di laureati con competenze linguistiche e metodologiche tali da consentire la trasmissione di informazioni e messaggi linguistici dal LIS all’italiano e viceversa. Parallelamente alle conoscenze teoriche vengono erogate conoscenze pratiche della LIS anche con l’attivazione di stage e tirocini a partire dal secondo anno. Nel 2026, in collaborazione con il Centro Linguistico di Ateneo, il corso LIS-A prevede la presenza dei docenti Valeria Buonomo, Carlo Di Biase, Lisanna Grosso e Dania Malerba.

Il cinema come voce della comunità sorda

Tra i tanti strumenti di informazione di massa il cinema è stato uno dei più importanti nel diffondere temi profondi e toccanti. Nel caso della cultura sorda vari sono stati i film che hanno toccato il tema, ma l’ultimo appena uscito su Netflix si intitola “Non abbiamo bisogno di parole”: un film con la regia di Luca Ribuoli.

Il titolo del film prende ispirazione dall’omonimo brano di Ron del 1992, e per i ruoli da protagonisti sono stati scelti Sarah Toscano, al suo debutto come attrice, e gli attori Serena Rossi, Carola Insolera, Emilio Insolera, Antonio Iorillo, Alessandro Parigi e Asia Corvino.

Il film racconta la vita di Eletta, unica ragazza udente in una famiglia di sordi-muti. L’intera pellicola tratta il tema della sordità e della musica, due temi che solitamente sembrano strani da accostare, ma che in questo lungometraggio hanno creato un’armonia inaspettata. Riuscire a fare capire l’importanza della musica alla propria famiglia è stata l’impresa più grande per Eletta, impresa che ha portato alla sua “emancipazione” dalla famiglia. Infatti i genitori si sono sempre affidati alla figlia, mettendole un’enorme pressione e responsabilità sulle spalle. La musica ha liberato Eletta e grazie proprio alla LIS (lingua che Sarah Toscano ha imparato prima delle riprese del film) è riuscita a far capire alla propria famiglia, e non solo, il suo enorme talento, portandola così a trasferirsi a Torino per studiare canto.

Il valore del silenzio: cosa ci insegna il film

Non abbiam bisogno di parole” ci insegna che essere sordo-muti non è un handicap, anzi, vuole dire essere parte di una cultura ed essere proprietari di un’identità difficile da trovare altrove, ma soprattutto ci insegna che le persone sordo-mute non sono e non devono stare sole, non solo per la loro condizione, ma anche perché hanno tanto da dare alla società in generale. Il silenzio che le persone non udenti provano ogni giorno può insegnare a tutte le persone udenti il vero valore del silenzio e la capacità di stare da soli con i propri pensieri.

Ascoltare con gli occhi

In una società abituata a dare per scontato il suono delle parole, il mondo delle persone sorde ci invita a cambiare prospettiva. Attraverso la Lingua dei Segni Italiana, il corpo diventa voce, lo sguardo diventa ascolto e il silenzio si trasforma in uno spazio ricco di significato. Esperienze come il corso magistrale della Sapienza e opere come “Non abbiam bisogno di parole” dimostrano che la comunicazione non ha un’unica forma, ma può esprimersi in modi diversi, tutti ugualmente profondi.

Imparare ad “ascoltare con gli occhi” significa aprirsi all’altro, superare le barriere e riconoscere il valore della diversità. Solo così è possibile costruire una società davvero inclusiva, in cui nessuno venga escluso dalla possibilità di comunicare, esprimersi e sentirsi compreso.

 

 

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