L’iniziativa televisiva “LEADERS – Per un’Italia migliore“, format ideato e condotto da Giordano Fatali, realizzato in collaborazione con RTV San Marino, CEOforLife, Task Force Italia approda a Piazza Montecitorio 116 per la realizzazione della puntata pilota.
“LEADERS-Per un’Italia Migliore” non si configura come un tradizionale talk show, bensì come un format essenziale e diretto, orientato a valorizzare esperienze concrete, buone pratiche e testimonianze di donne e uomini che, nei diversi ambiti della società (istituzioni, imprese, scuola, territori), contribuiscono quotidianamente alla costruzione del futuro del Paese. Un progetto che nasce con l’obiettivo di dare voce a leaders, managers e professionistə capaci di raccontare il cambiamento dall’interno, mettendo al centro persone, valori e responsabilità sociale.
Il programma nasce dalla volontà di offrire uno spazio di confronto serio, civile e costruttivo sul tema della leadership responsabile, intesa come capacità di guidare processi di sviluppo sostenibile, umano, economico e sociale, in un momento storico caratterizzato da una diffusa crisi di valori e di modelli positivi di riferimento.
L’episodio pilota ha visto un’intervista intensa e autentica tra Giordano Fatali, fondatore di CEOforLIFE e Presidente di HRC Group, volto noto della comunicazione istituzionale e televisiva (nonché intervistatore del format), e Simona Alberini, CEO e Presidente di ABB Italia, manager con una lunga esperienza nel mondo delle multinazionali e da anni impegnata sui temi della leadership femminile, dell’inclusione e del benessere sul lavoro.
Il dialogo si è sviluppato attorno a parole chiave fondamentali: coraggio, consapevolezza, valori familiari, cultura aziendale, discriminazione di genere e protagonismo femminile. Alberini ha raccontato come l’educazione ricevuta in famiglia e i valori interiorizzati nel tempo abbiano rappresentato una bussola nel suo percorso professionale, soprattutto in contesti complessi e spesso poco inclusivi.
Durante l’intervista è emersa con forza l’idea che il lavoro non possa essere vissuto come una semplice prestazione, ma come uno spazio di crescita personale e collettiva. Trascorriamo gran parte della nostra vita lavorando: per questo, secondo Alberini, è fondamentale creare ambienti in cui le persone – donne e uomini – possano stare bene, conciliando carriera, famiglia e realizzazione individuale. Si è parlato di strumenti concreti: welfare aziendale, supporti alla genitorialità, politiche inclusive, attenzione alle dinamiche relazionali e al linguaggio nei contesti professionali.
Uno dei passaggi più significativi dell’incontro ha riguardato le situazioni di svalutazione e discriminazione che molte donne vivono ancora oggi, soprattutto nei contesti decisionali: riunioni in cui si viene interrotte, idee ignorate o attribuite ad altri, autorevolezza costantemente messa in discussione.
Proprio su questo tema ho avuto modo di intervenire personalmente in uno spazio dedicato ai giovani: “Dopo aver vissuto delle situazioni di svalutazione nel percorso professionale, quali azioni concrete ha attuato affinché queste situazioni non si ripetessero e le fosse riconosciuto il suo valore?”
“Molto spesso giustamente non tutti hanno la prontezza di sapere come reagire, in un contesto professionale quasi totalmente maschile tutti mi parlavano sopra, anche se ero l’Owner della riunione. Quello che ho fatto negli anni è sicuramente quello di banalmente definire gli ordini di priorità nelle riunioni, in modo tale che nessuno possa parlare sopra nessuno e specialmente dare spazio alle donne, rendere le donne più protagoniste, in modo tale che sentano che c’è una finestra, una porta aperta e possano intervenire, possano parlare. Questa è una cosa piccola. Abbiamo inventato un programma di inclusione per dare ai lavoratori tutta una serie di strumenti per sapere quali sono i valori aziendali, come ci si deve comportare: affinché queste cose non possano essere più replicate bisogna cambiare mentalità.”
La risposta di Alberini invita a spostare lo sguardo ancora più a monte, sul piano educativo e culturale. La capacità di ascoltarsi reciprocamente, di rispettare i turni di parola, di riconoscere il valore e la competenza di chi prende la parola – indipendentemente dal genere, dall’età o dal ruolo – non si costruisce improvvisamente nei contesti lavorativi, ma affonda le sue radici nei primi spazi di socializzazione. In questo senso, l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole assume un ruolo centrale: educare al rispetto delle differenze, alla consapevolezza emotiva, alla comunicazione non violenta e alle relazioni paritarie significa prevenire quei meccanismi di esclusione e marginalizzazione che Alberini riconosce come ancora presenti nel mondo del lavoro. Promuovere il protagonismo di tuttə, come lei suggerisce, vuol dire investire in un’educazione inclusiva capace di formare individui consapevoli, responsabili e liberə di esprimersi, contribuendo alla costruzione di ambienti – scolastici prima e professionali poi – realmente equi e rispettosi.
Il format si è chiuso con uno sguardo rivolto alle giovani, alle studentesse, a chi oggi si affaccia al mondo del lavoro con entusiasmo ma anche con molte incertezze. Il messaggio è chiaro: il cambiamento è possibile, ma richiede impegno, partecipazione e una responsabilità condivisa. Come in una metafora evocata durante l’incontro, ognunə può fare la propria parte, come un granello di sabbia che contribuisce a costruire qualcosa di più grande: non grandi gesti eroici, ma azioni quotidiane.
Un’Italia migliore, come ricordato in chiusura, non nasce per caso: si costruisce, giorno dopo giorno, anche attraverso momenti come questo.
