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Le origini del Carnevale, una festa dionisiaca

Una maga, una rockstar, un pirata, un principe o una draghessa: a Carnevale puoi essere tutto quello che vuoi. È la festività che più di tutte fa del riso la sua principale peculiarità, tanto da utilizzare come motto “a Carnevale ogni scherzo vale”. Possiamo considerarla la festa più pazza di tutto l’anno, l’evento in cui è possibile dare libero sfogo alla creatività. Ma dietro le maschere, i coriandoli e la baldoria si celano tradizioni antiche, cerimonie di fertilità e simboli pagani.

Non è certa la vera origine del Carnevale. Alcuni studiosi ritengono che il termine derivi dal latino carnem levare, ovvero “privarsi della carne”, in riferimento all’ultimo banchetto prima del digiuno quaresimale. Altri, invece, individuano le sue radici in un’epoca più antica, risalente alla Grecia o all’antica Roma, durante le feste dedicate rispettivamente a Dioniso e a Saturno. Si trattava di celebrazioni dal carattere propiziatorio, volte a ingraziarsi le divinità per ottenere un buon raccolto. Invocare la benedizione di Saturno, patrono delle semine, serviva ad auspicare una crescita sana delle coltivazioni e a scongiurare temporali e grandinate.

Tutte queste festività erano accomunate dall’uso dei travestimenti e, soprattutto, dal temporaneo rovesciamento dell’ordine precostituito, attraverso la burla e la dissolutezza. Lo spirito aspramente mordace della festa permetteva di fare uno strappo alla regola, concedendo la possibilità di schernire e biasimare i potenti dell’epoca. Questa caratteristica è riuscita ad arrivare fino ai giorni nostri: lo spirito ironico e satirico del Carnevale fa da collante tra la realtà quotidiana e il mondo fantasioso dell’evento.

Proprio per questo, lo spirito carnevalesco ha sempre assunto una carica tale da alimentare il timore delle classi dominanti di essere messe in ridicolo. In fondo, attraverso lo scherno, la satira e l’ironia, si apre uno spazio di denuncia. Il rovesciamento dell’ordine della realtà permette di portare a galla le contraddizioni di un intero anno: dalle notizie sottaciute ai grandi potenti del mondo che tutto governano.

Ma se in passato i rituali del Carnevale avevano la funzione di segnare il passaggio dall’inverno alla primavera, celebrando una rinascita e un rinnovamento, perché continuiamo a festeggiarlo anche oggi, quando questo fine sembra venuto meno? E perché sentiamo ancora il bisogno di travestirci? L’antropologo Edward Burnett Tylor utilizza il concetto di “fossile sociale” per spiegare la sopravvivenza di pratiche e tradizioni il cui significato originario si è perso nel tempo.

Il travestimento permette di uscire dal sé quotidiano, ordinario e controllato, per trasformarsi temporaneamente in un mondo in cui le regole vengono sovvertite. Ogni anno, infatti, i carri carnevaleschi canzonano politici, uomini di potere e i temi più discussi dell’attualità, accentuando il carattere catartico della festa.

A Roma, quest’anno, il Carnevale sarà accompagnato da numerose iniziative, concentrate principalmente tra il 12 febbraio, Giovedì Grasso, e il 15 e il 17 febbraio.

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