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La storia complessa dietro il murale di Sironi custodito nel Rettorato

Colori e forme rappresentano alcuni degli elementi fondamentali di un linguaggio complesso come quello dell’arte, che riesce a catturare l’attenzione dello spettatore e a trasportarlo in una dimensione che, in alcuni casi, rappresenta lo specchio della realtà.

L’Università di Roma La Sapienza custodisce nell’Aula Magna del Palazzo del Rettorato “L’Italia tra le arti e le scienze“, murale realizzato da Mario Sironi, la cui storia è stata ripercorsa durante l’incontro, organizzato dalla Fondazione Roma Sapienza, che si è tenuto mercoledì, 14 maggio 2025, con la partecipazione dei professori Eugenio Gaudio, Marina Righetti, Bartolomeo Azzaro e Mario Morcellini.

L’opera presenta un trascorso movimentato in linea con i fatti dell’epoca, che l’hanno guidata ad essere, prima, oscurata e, poi, nuovamente messa alla luce attraverso un’attenta operazione di restauro. E’ il 1933 quando Mario Sironi viene incaricato, sotto suggerimento dell’architetto Marcello Piacentini, di realizzare un dipinto riguardante l’Italia che rispondesse ai valori del periodo. Dopo due anni dedicati all’ideazione della composizione artistica, nel 1935 la parete dell’Aula Magna inizia ad acquisire un nuovo volto, che si estende per una superficie pari a 140 metri quadri, grazie alla maestria del pittore.
Lo schema del murale ricorda un’immagine sacra, al cui centro spicca la figura di una matrona romana che incarna l’Italia, la quale si trova circondata da altre presenze che raffigurano le Arti e le Scienze come l’Astronomia, la Mineralogia, la Botanica, la Geografia, l’Architettura, le Lettere, la Pittura e la Storia. Il dipinto contiene diversi riferimenti al Fascismo basti rivolgere lo sguardo sullo sfondo a destra, dove sono rappresentati i trionfi romani con l’arco di trionfo e l’aquila, e sulla parte sinistra, dove si eleva nel cielo la Vittoria alata armata di spada.

Durante gli anni successivi alla fine della seconda guerra mondiale, si decise di coprire e, poi, modificare la creazione di Sironi poiché conteneva degli elementi strettamente identificativi della cultura  fascista. Un esempio  di revisionismo politico che si era concretizzato attraverso la rimozione di alcune componenti del dipinto che alludevano al regime, come nel caso di un personaggio a cavallo (probabilmente Mussolini). Nonostante, ai tempi,  fu considerata la soluzione più adatta per voltare pagina e prendere le distanze dal modo di agire e pensare del Fascismo, in seguito, furono intrapresi una serie di lavori che portarono alla rimozione della ridipintura, eseguita nel 1950, con il fine di recuperare l’originale di Sironi.

L’intervento di restauro del murale è il risultato della collaborazione fra il Miur e il MiBACT  avviata, nel 2014, da una specifica convenzione firmata da Sapienza Università di Roma e dall’Istituto superiore per la conservazione e il restauro, conclusa nel 2017 con la cerimonia di celebrazione degli 80 anni della Città Universitaria e con lo svelamento del dipinto alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

«Il passato –afferma la storica d’arte Marina Righetticon le sue testimonianze va sempre rispettato, solo chi ha paura del passato può nasconderlo sotto veli censori».

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Articolo di Elisa Caruso

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