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La Sapienza lavora sul campo delle Neuroscienze

Quante volte abbiamo letto su riviste e articoli scientifici “…secondo uno studio svolto su un campione di soggetti…” e abbiamo immaginato di essere curiosi di prendervi parte in prima persona?

È frequente incontrare in giro per l’Ateneo studenti alla ricerca di collaboratori disposti a prestarsi ad esperimenti sociali, scientifici o cognitivi, come nel caso di Beatrice, una giovane dottoressa in Psicologia e processi sociali, che ad oggi segue il corso di Laurea Magistrale in Neuroscienze e riabilitazione psicologica all’Università La Sapienza. Il suo è uno studio di psicologia cognitiva sul linguaggio i cui criteri di inclusione sono i seguenti: età compresa tra 18 e 35 anni, assenza di patologie neurologiche e/o psichiatriche e manualità destra. Tutta la procedura si svolge al computer con una durata  di circa 1 ora. Il suo ruolo in questo progetto è quello di condurre la ricerca, raccogliere e acquisire dati destinati alla stesura della sua tesi di laurea, in collaborazione con il Professor Daniele Nico, esperto in Valutazione e Riabilitazione Neuropsicologica.

Nel dipartimento di Psicologia, esattamente nella facoltà di Medicina e Psicologia con sede nel quartiere di San Lorenzo, Beatrice ci accoglie all’interno del laboratorio dove ci si sottopone al test. Svolto in forma completamente anonima, le uniche informazioni personali necessarie sono età, sesso e il massimo livello di studio conseguito. Prima di iniziare e al termine, viene chiesto di compilare un piccolo questionario sullo stato d’animo attuale, anch’esso molto intuitivo dato che per rispondere è sufficiente mettere una X sulla faccina che corrisponde meglio alle emozioni provate. Entrando nel vivo dell’esperimento, vengono fornite tre batterie di test, da circa 15 minuti ognuna. Il primo ed il terzo consistono nell’associazione di una definizione a una parola che vi può corrispondere o meno. Si ripropongono a ruota definizioni simili della stessa parola, a volte corrispondenti, a volte incrociate: prima la definizione corretta, ma la parola sbagliata e poi nella schermata seguente la stessa definizione con sotto la parola giusta. Sbagliare è facile, poiché si tende ad essere sempre più veloci, ingannati da piccoli dettagli o similitudini. Il testo più tedioso che si frappone tra quelli appena descritti è invece un esercizio di associazione. Compaiono dapprima due immagini molto simili al centro dello schermo, e in un secondo momento ne rimane solo una. Bisogna a questo punto selezionare se l’immagine in questione un secondo prima si trovasse a sinistra o a destra. Anche qui si ripropongono le stesse identiche immagini in loop, lasciando il soggetto di prova quasi ipnotizzato e stordito.

Attraverso questo studio sperimentale, si vuole esaminare nello specifico il processo di elaborazione dei concetti astratti e concreti, quindi, in parole povere, come le persone comprendono, organizzano e utilizzano diversi tipi di concetti nelle attività mentali quotidiane. In particolare, l’interesse è rivolto a capire se e come il nostro modo di pensare cambia quando abbiamo a che fare con concetti più legati all’esperienza concreta rispetto a quelli più astratti, i quali invece richiedono un’elaborazione meno direttamente collegata alla percezione. L’obiettivo è osservare alcuni aspetti di questi processi cognitivi nella maniera più naturale possibile, cercando di cogliere le modalità spontanee con cui le persone affrontano e interpretano diversi tipi di informazioni concettuali.

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