RadioSapienza

Il Futuro Ascoltalo QUI. La radio ufficiale della Sapienza

La notte dell’occidente guerre e crisi delle democrazie in Europa

L’Università degli Studi UnitelmaSapienza e il Dipartimento di Storia, Antropologia, Religioni, Arte e Spettacolo hanno presentato, presso la Biblioteca Saras in Città Universitaria, il secondo appuntamento del seminario La notte dell’Occidente: una serie di incontri dedicati alla crisi delle democrazie in Europa. Mercoledì 8 aprile si è tenuto il secondo appuntamento del nuovo ciclo, Le donne e il voto del 1946, con la presenza di Mario Avigliano, autore del libro Voto alle donne!, scritto con Marco Palmieri. A presenziare all’incontro anche diverse figure di spicco del mondo accademico, da Bruno Botta, rettore di UnitelmaSapienza, a ospiti autorevoli come Michela Ponzani, storica e conduttrice televisiva, e Roberto Sciarrone, ricercatore e storico italiano.

L’obiettivo di questi incontri è quello di costruire una rete di comprensione del presente, portando nel contesto universitario temi di rilevanza democratica e civile.

Mario Avigliano, in “Voto alle donne!”, scritto insieme a Marco Palmieri, affronta un nodo essenziale all’origine della storia repubblicana italiana: il momento in cui alle donne fu riconosciuto il diritto di voto nel 1946. Fu l’anno in cui le donne “si presero la storia“, la storia del Paese. Per decenni, infatti, prima il sistema liberale e poi quello fascista avevano escluso il mondo femminile da qualsiasi forma di partecipazione politica, basandosi su pregiudizi radicati che consideravano la donna un soggetto inferiore.

La donna è in un certo senso verso l’uomo, ciò che il vegetale è verso l’animale” — Vincenzo Gioberti. Nonostante il contributo fondamentale durante il Risorgimento e la Resistenza, l’ordinamento italiano mantenne a lungo barriere insormontabili, come l’autorizzazione maritale e la disparità nel diritto di famiglia. L’approccio dei due autori è quello di affrontare la questione femminile da una prospettiva diversa: non solo come questione di genere, ma come indicatore della qualità democratica. Prima del 1946, in Italia potevano votare uomini analfabeti, reduci di guerra o contribuenti, mentre tutte le donne — anche se istruite o lavoratrici — restavano escluse.

I saluti istituzionali che hanno introdotto l’incontro sono stati tenuti dal Magnifico Rettore di Unitelma Sapienza Bruno Botta, il cui discorso ha non solo ricordato l’impegno dell’Ateneo nella cosiddetta “terza missione” (il costante obiettivo delle istituzioni e degli enti del campo educativo, scolastico ed accademico nell’interagire attivamente con la società e con i temi che la concernono), ma ha anche con emozione ricordato gli anni della sua formazione, anni di dialogo e di crescita attraverso l’esperienza diretta degli eventi del panorama sociale e storico-politico. È inoltre intervenuto il direttore del dipartimento SARAS Alessandro Soggiorno a sottolineare l’importanza degli insegnamenti della facoltà e del dipartimento che ospitavano l’evento.

Il fulcro del seminario si è incentrato dunque, non solo sull’anno rivoluzionario per la storia della nostra Repubblica, il 1946, ma anche su quello che, come ha ricordato la moderatrice, storica e presentatrice Michela Ponzani, viene definito “continuità nella discontinuità”: quegli elementi e quelle caratteristiche che nei cambiamenti epocali continuano a rimanere saldi nel tessuto sociale. Insomma, si è parlato di quello che ha fatto da preludio al riconoscimento del voto alle donne (si badi bene all’uso del termine “riconoscimento” piuttosto che “conquista”, dato che si tratta di un vero e proprio diritto naturale e umano riconosciuto), e di quello che ha continuato a costituire un ostacolo alla piena emancipazione delle donne nella Prima Repubblica.

Sono stati citati passaggi giuridici e politici fondamentali per la storia del femminismo italiano, come l’abolizione dell’autorizzazione maritale, la considerazione precaria delle prostitute, le lotte per l’aborto e per il divorzio, il diritto di voto passivo, l’abolizione del delitto d’onore, del reato di adulterio e della norma sul matrimonio riparatore – tutte tappe fondamentali della storia, che, però, sono state raggiunte in Italia molto dopo il 1946. Sono anche state portate in alto come exempla della lotta all’emancipazione femminile figure di Madri Costituenti come Nilde Iotti e Teresa Mattei, fondamentali nella configurazione di articoli fondamentali della Carta, come in particolare il terzo.

L’aspetto più importante è stato il fatto che i relatori e autori del libro abbiamo sottolineato come il processo di studio a monte della scrittura sia stato per loro un percorso di presa di coscienza fatto grazie alla lettura della storiografia scritta dalle donne, sulle donne e per le donne. Ma soprattutto è stato sottolineato l’auspicio, confermato dalla dedica del volume alle figlie dei due storici, che in un futuro, nel quale le ragazze di oggi saranno parte della classe dirigente e membri attivi e protagonisti del panorama del nostro Paese, i diritti delle donne, la loro uguaglianza e il loro riconoscimento nei campi più disparati siano completi e consolidati nelle coscienze di tutti gli uomini.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi