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La memoria è tesoro: tre commemorazioni per la Sapienza

Come ci ricorda Khalil Gibran “Chi muore non ci lascia, ci accompagna nelle nostre memorie” ed è questo lo spirito di tutti i dipartimenti dell’Università La Sapienza di Roma, la quale ogni anno s’impegna a ricordare i professori che vi hanno lasciato il segno con passione e dedizione. L’anno appena trascorso, ha visto la scomparsa di tre figure di rilievo nei rispettivi ambiti di ricerca ed insegnamento, lasciando nel nostro Ateneo una preziosa eredità scientifica e culturale.

Mario D’Onofrio (1943-2025) 

Storico e Docente di Storia dell’Arte Medievale, specializzato in architettura e scultura, ha insegnato per molti anni alla Sapienza e all’Università Suor Orsola Benincasa. Il Professor D’Onofrio, nel panorama degli studi sul Medioevo e, in particolare, nel suo percorso a Roma, ha formato generazioni di studenti spronandoli al consolidamento di un metodo di ricerca basato «non solo sull’analisi stilistica, ma sullo studio del contesto storico, della mentalità culturale di un’epoca e dei fenomeni correlati alla produzione artistica». Tra le sue pubblicazioni si annoverano La cattedrale di Caserta Vecchia (1974),  Rilavorazione dell’antico nel Medioevo (2003) e  La committenza artistica dei papi a Roma nel Medioevo (2016). Tra la raccolta di condoglianze sui social è possibile leggere questa testimonianza: “La scomparsa del Prof. Mario D’Onofrio è una grave perdita. La sua mente acuta, la sua passione per la conoscenza e il suo impegno per la cultura ci mancheranno profondamente. Le sue opere, i suoi studi, il suo impegno per il sapere resteranno un tesoro”.

Francesco Guerra (1942-2025)

Fisico matematico di fama internazionale è stato docente di Fisica Teorica presso la Sapienza per oltre trent’anni, ricoprendo anche il ruolo di direttore del Dipartimento di Fisica. È stato invitato a tenere conferenze in centri di ricerca e università di tutto il mondo e, a seguito del pensionamento, è stato nominato Professore Emerito,  continuando a collaborare con l’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) e il Centro Fermi. La Società Italiana di Fisica ci racconta che “Francesco aveva un dono raro: la capacità di risolvere problemi estremamente difficili utilizzando argomenti matematici sorprendentemente semplici, fondati su una profonda intuizione fisica. Lui li risolveva con chiarezza concettuale ed essenziale eleganza”.

Giulia Barone (1947 – 2025)

Laureata in Sapienza nel 1970, la dottoressa Barone vi ha poi insegnato Storia Medievale alla Facoltà di Lettere e Filosofia dal 1983. Le fa onore in particolare il suo formarsi continuamente poiché conseguì un diploma nell’Archivio Segreto Vaticano, per il quale pubblicò diversi studi ed oltre alla padronanza sia dell’Alto che del Basso Medioevo, era esperta in diversi periodi storici e ambiti. Le sue conoscenze spaziavano dalla storia romana, l’evoluzione della società fino alla religione e la santità, temi ricorrenti nelle sue opere, di fatto tra le più note troviamo Primo: non leggere. Biblioteche e pubblica lettura in Italia dal 1861 ai nostri giorni pubblicato nel 1976 in collaborazione con Armando Petrucci, Le ore del monaco (1987) o ancora La santità medievale (2006) scritto con Longo Umberto. Dal 1988 fu membro del Collegio dei docenti del Dottorato in Storia Medievale che ha sede nell’Università di Firenze ed il suo ampio patrimonio di conoscenze l’ha portata ad essere nota anche in Francia e Germania. L’istituto Storico Italiano per il Medioevo la ricorda con queste parole: “Oltre alla sua autorevole produzione scientifica, la professoressa Barone ha svolto un ruolo fondamentale nella formazione di diversi allievi, alcuni dei quali hanno poi proseguito il percorso accademico. Il suo insegnamento non si è limitato alla trasmissione di conoscenze e competenze, ma ha inteso comunicare agli allievi un profondo senso di responsabilità intellettuale, un’etica della ricerca fondata sull’onestà, sulla precisione e sull’amore per la verità storica. La sua presenza nei contesti didattici universitari e nei convegni scientifici è stata per molti un riferimento sostanziale.”

 

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