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“La Grecia e Roma”. Un salto nel passato

Statua di Niobede ferita

“Graecia capta ferum victorem cepit et artes intulit agresti Latio” (la Grecia conquistata conquistò il selvaggio vincitore e le arti portò nel Lazio agreste. Orazio, Epistolae.) Dove inizia l’Urbe e dove termina la Grecia? Questa è la domanda alla base della mostra “La Grecia e Roma” che si terrà ai Musei Capitolini fino al 12 aprile 2026. 

L’esposizione, curata da Eugenio La Rocca e Claudio Parisi Presicce e promossa da Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, costituisce il  secondo appuntamento del ciclo “I Grandi Maestri della Grecia Antica“; un viaggio che ripercorre l’incontro tra due civiltà straordinarie, protagoniste di un dialogo che ha plasmato il gusto e l’estetica dell’Occidente.

Quando nel 146 a.C. i legionari romani distruggono la città di Corinto e annettono la Grecia come protettorato, l’ammirazione nei confronti della cultura e dell’organizzazione “avversa” è reciproca. Se da un lato, infatti, autori come Polibio elogiano Roma per  la sua forza e la sua organizzazione istituzionale, dall’altro alcuni romani rimangono affascinati dalla cultura greca: è per costoro che vale il verso oraziano citato inizialmente “Graecia capta ferum victorem cepit” (“La Grecia conquistata conquistò il selvaggio vincitore”, Epistole), che rimane la sintesi più efficace e brillante per descrivere la lenta creazione di una cultura greco-romana, in futuro definita classica.

Con l’intento di raccontare quest’unione culturale nasce “La Grecia e Roma“, che, attraverso oltre 150 opere -tra sculture, rilievi, ceramiche, bronzi, tutti originali greci, alcuni esposti per la prima volta e altri tornati a Roma dopo secoli di dispersione- testimonia la straordinaria forza con cui l’arte greca ha penetrato la società romana. La Mostra ripercorre, infatti,  l’arrivo dell’arte greca nell’Urbe distinguendo tre tappe fondamentali: le prime importazioni, il periodo delle conquiste mediterranee e l’età del collezionismo. Racconta poi i contesti in cui le opere venivano utilizzate , come gli spazi pubblici, sacri e le residenze private.

Tra i capolavori esposti spiccano i grandi bronzi capitolini, eccezionalmente riuniti, affiancati da monumenti chiave come la magnifica stele dell’Abbazia di Grottaferrata e le sculture di Niobidi dagli Horti Sallustiani. Presenti anche dei reperti inediti, come le ceramiche attiche recentemente rinvenute in scavi archeologici presso il Colosseo e qui esposte al pubblico per la prima volta. L’esposizione è arricchita da contenuti multimediali che guidano il visitatore in questo viaggio immersivo tra ricostruzioni architettoniche, contesti cerimoniali e apparati decorativi. L’approccio integrato, che unisce archeologia e tecnologie digitali, offre sia un’esperienza coinvolgente che la possibilità di contestualizzare le opere nel loro spazio originario, avvicinando il pubblico ad un mondo che viene, erroneamente, considerato troppo distante.

 Niobidi degli Horti Sallustiani.

Per maggiori informazioni sul costo dei biglietti consultare: https://www.museicapitolini.org/it/informazioni_pratiche/biglietti_e_videoguide

 Lavinia Ferraioli

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