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“La generosità è il modo di vincere” don Gabriele Vecchione torna a raccontare la donazione di colombe a Rebibbia Femminile

Dopo il grande successo dell’iniziativa benefica natalizia, con ben 500 panettoni raccolti, la Cappella della Divina Sapienza riorganizza per Pasqua una nuova raccolta di colombe da donare alle detenute del carcere di Rebibbia Femminile. In questo articolo torneremo a riflettere sull’importanza del gesto, attraverso una nuova intervista al cappellano della Sapienza.

Don Gabriele Vecchione, cappellano della “Cappella della Divina Sapienza”, ci offre nuovi spunti di riflessione per comprendere meglio la realtà vissuta in carcere. Per donare la propria colomba sarà possibile portarla nella chiesa della città universitaria, presso un cestino vicino all’ingresso della cappella o fare una donazione PayPal o online tramite Iban. Le colombe verranno ritirate e si potrà donare fino al 16 marzo, successivamente tramite il cappellano di Rebibbia femminile, don Andrea Carosella, verranno consegnate alle detenute.

La donazione delle colombe viene da una cappellania universitaria, quanto è importante questo gesto per costruire una memoria collettiva su questo tema in una comunità costituita maggiormente da giovani ragazze e ragazzi?

È un regalo anzitutto per chi lo riceve. Le feste sono un periodo molto tribolato per chi non gode della libertà, ricevere un regalo significa che qualcuno fuori – non importa chi – ti pensa. Che senso ha la vita se nessuno da nessuna parte ti pensa? È un regalo poi anche per chi lo fa. Chi cresce in università? Professionisti ipercompetenti ma senza cuore? Specializzati individualisti? Avvocati spietati? Medici cinici? La cappellania mi piace pensarla come una facoltà che tra le varie facoltà può insegnare quello che non è detto si impari da dietro un banco, l’amore per i più piccoli. Nella nostra fede il Signore si identifica con i più piccoli: “Ero malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi” (Mt 25, 36).

Fonte: Profilo Instagram Cappella sapienza

Papa Francesco in questi anni durante la Settimana Santa ha sempre celebrato nelle carceri, quanto è importante che la Chiesa sia in questi luoghi in questi momenti particolari?

Per la Chiesa essere presenti in questi luoghi è tout court essere sé stessa. Una Chiesa che dimentichi il cuore della sua identità si mischia col mondo, che fa vincitori e vinti, che dunque è contenta di abitare solo i palazzi dei potenti, che cerca il luccichio del show business. La fede cristiana è il contrario della gnosi, di un’idea che rimane astratta. La fede cristiana è una fede incarnata; la fede, se non tocca la carne ferita degli uomini, è nulla, è invalidata, non è neanche più fede cristiana.

La Pasqua è preceduta dal tempo di Quaresima, costituito da momenti di pentimento e conversione, vedere il sostegno da fuori, attraverso queste azioni, per le detenute che effetto può avere?

Spero abbia un effetto quasi teologale. Spero che sia un segno dell’amore gratuito di Dio, che non abbandona mai le sue creature, che non si stanca, che dà sempre un’altra opportunità. Il pentimento e la conversione si vedono anche in piccoli gesti, nella condivisione. La generosità è il modo di vincere uno dei vizi capitali, da cui il mondo è, direi, completamente soggiogato, cioè l’avarizia, l’amore per l’accumulo. Se imparassimo la condivisione su larga scala, non ci sarebbero guerre…

La donazione è un gesto che ti rende più vicino ai bisognosi, un gesto che affonda le radici nei primi insegnamenti di Gesù agli apostoli. Il periodo della Pasqua, preceduto da quello della Quaresima, è un tempo di riflessione che spesso porta a guardarsi dentro, innescando meditazioni profonde. Donare una colomba rimarca il significato di un piccolo gesto, che è quello di dare la speranza a chi potrebbe sentirsi abbandonato, segna la rinascita del bene che vince sul male che racchiude i valori della Pasqua.

A cura di Umberto Lanzara

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