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La casa museo di Pier Paolo Pasolini: lì dove nacque “Ragazzi di vita”

Pier Paolo Pasolini

“Abitammo in una casa senza tetto e senza intonaco, una casa di poveri, all’estrema periferia, vicino al carcere. C’era un palmo di polvere d’estate, e la palude d’inverno”. 

È così che Pier Paolo Pasolini, uno dei maggiori intellettuali italiani del Novecento, descrive in “Poeta delle ceneri” quella che al tempo era la sua abitazione e che oggi, a partire da novembre 2025, è ufficialmente diventata una casa museo.

Ci troviamo a Roma, nel quartiere Rebibbia, più precisamente in via Giovanni Tagliere 3: quella che oggi è una zona ordinata e piena di villette, un tempo era una periferia desolata in cui il poeta, dal 1951 al 1954, visse con la madre Susanna, dopo aver vissuto per un periodo di tempo nell’ex ghetto ebraico, in una camera in affitto in piazza Costaguti.

A soli una ventina di metri dall’abitazione, al centro della piazzetta Lino Ferriani, oggi c’è una targa che gli è stata dedicata e che riporta una sua frase estrapolata da “Il pianto della scavatrice”: “…Ah giorni di Rebibbia che io credevo persi in una luce di necessità. E che ora so così liberi! Mite, violento e rivoluzionario nel cuore e nella lingua, un uomo fioriva”.

Quelli trascorsi qui sono stati anni pieni di formazione e attraverso la visita alla casa ognuno di noi si può immergere con esattezza in quella che fu la sua vita travagliata, ma ricca di esperienze.

I muri della casa raccontano, da un lato, la vita dura di quei giorni segnati anche dalla disoccupazione, dall’altro, tramite una ricca esposizione fotografica, narrano l’ascesa e la carriera di uno dei maggiori intellettuali del secolo passato in tanti momenti di vita anche successivi al passaggio in questa abitazione.

Fu proprio in queste stanze, in particolare sul tavolo situato nella sala da pranzo, che nacque “Ragazzi di vita”, il romanzo pubblicato nel 1955 che decretò la sua fama: si tratta di otto capitoli relativamente autonomi che compongono un quadro in apparenza oggettivo della vita nelle borgate romane, anche se si coglie spesso il giudizio o la compartecipazione dell’autore.

In realtà si tratta di una delle quattro abitazioni romane del poeta, il quale, dopo aver lasciato Casarsa nel 1950, visse fino alla sua morte, avvenuta il 2 novembre 1975, nella Capitale. Le altre case si trovano nel quartiere Monteverde e all’EUR.

In occasione del cinquantesimo anniversario della sua morte, l’immobile è stato restituito alla città non solo come luogo di memoria e testimonianza degli anni di formazione, ma anche come spazio vivo di cultura.
È ora aperto al pubblico e, come si legge sul sito, ospita “visite, attività didattiche, lezioni, incontri cinematografici, in presenza e in streaming, diventando uno spazio di partecipazione culturale dedicato alla figura e all’eredità di Pasolini”.

Ludovica Scardia

 

 

 

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