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Italia in “zona Orbán”: libertà civili sotto attacco nel 2025

Nella mappa i Paesi sono colorati in base al livello di libertà civili: aperto, limitato o ostacolato.

L’Italia finisce nel mirino delle democrazie illiberali. Nel nuovo rapporto annuale 2025 del Civicus Monitor, il nostro Paese è stato ufficialmente declassato da “spazio civico stretto” a “ostruito”, un’etichetta che lo colloca accanto a regimi autoritari come quello dell’Ungheria di Viktor Orbán.

Questo declassamento, che arriva dopo un lungo periodo di preoccupanti segnali di erosione delle libertà fondamentali, segna un passo importante nel deterioramento delle garanzie democratiche in Italia. Ma cosa significa davvero “spazio civico ostruito” e perché è così importante per tutti noi?

Il Civicus Monitor, una piattaforma globale che monitora le libertà civili, segnala come il nostro Paese sia ormai uno dei tanti che vede il proprio spazio per il dissenso, la libertà di espressione, manifestazione e associazione sempre più ridotto. La retrocessione – già segnalata dalla piattaforma nel 2024 – dell’Italia è legata a una serie di fattori, ma uno dei principali è l’approvazione del Decreto Sicurezza, che ha introdotto misure severe contro il dissenso pacifico. In particolare, questa legge ha reso più pesanti le pene per chi partecipa a proteste non violente, colpendo in modo sproporzionato attivisti climatici, movimenti sociali, ONG e gruppi solidali.

Un altro episodio fondamentale che ha contribuito al declassamento è l’uso dello spyware Graphite, acquistato dal governo italiano per monitorare e sorvegliare giornalisti e difensori dei diritti umani. Questo strumento è stato utilizzato per compromettere il diritto alla critica e alla libertà di informazione e il World Press Freedom Index di Reporters sans frontières aveva così segnalato l’Italia nelle “zone problematiche”. Ma non è solo l’Italia a essere sotto osservazione. La Francia e la Germania, pur essendo tradizionalmente tra i paladini delle libertà civili in Europa, sono anch’esse declassate nel rapporto del Civicus Monitor, passando anche queste da uno “spazio civico limitato” a uno “ostruito”. Un chiaro segnale che le democrazie europee stanno vivendo un arretramento simile, dove la retorica della “sicurezza” è spesso usata come scusa per limitare i diritti.

Il 19 dicembre, a Roma, la Rete In Difesa Di, insieme ad altre organizzazioni della società civile, presenterà i risultati di un monitoraggio che ha messo in luce l’intensificarsi di queste tendenze in Italia e le possibili soluzioni per riportare il Paese su un percorso di difesa delle libertà democratiche. La regressione non è un fenomeno che accade in un giorno, ma avanza lentamente, minando i fondamenti della democrazia. La battaglia per la democrazia, oggi, passa attraverso la difesa dei diritti di informazione, delle proteste pacifiche e della partecipazione attiva dei cittadini, temi che stanno diventando sempre più centrali – e fondamentali – nel dibattito pubblico europeo.

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