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Intelligenza artificiale, istituzioni e inclusione: alla Sapienza il dibattito sulle tecnologie digitali contro le discriminazioni

Venerdì 13 marzo, dalle 10.30 alle 13.30, l’Aula Magna del Palazzo del Rettorato della Sapienza Università di Roma ha ospitato il workshop “La potenzialità delle tecnologie digitali di agire contro le discriminazioni e per l’inclusione”, un incontro dedicato al ruolo dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie digitali nella trasformazione della società contemporanea.

L’evento, moderato dalla giornalista Rai Emma D’Aquino, ha riunito accademici, economisti ed esperti del settore per riflettere su come le innovazioni tecnologiche possano contribuire a ridurre disuguaglianze e discriminazioni, ma anche su quali rischi possano emergere se non governate con consapevolezza. Tra i relatori sono intervenuti Dario Russo, Salvatore Rossi, Roberto Navigli, Magda Bianco e mons. Vincenzo Paglia, offrendo prospettive diverse che hanno attraversato tecnologia, economia, istituzioni ed etica. Durante il workshop si è discusso delle opportunità e dei rischi della rivoluzione digitale, dalla GenAI ai nuovi modelli di inclusione sociale e finanziaria.

Ad aprire i lavori è stata la registrazione della Magnifica Rettrice Antonella Polimeni con il saluto istituzionale, seguita dall’introduzione di Donatella Strangio del Dipartimento MEMOTEF, che ha presentato il tema dell’incontro e il suo obiettivo principale: riflettere su come le tecnologie digitali possano contribuire a contrastare discriminazioni e disuguaglianze, promuovendo modelli di sviluppo più inclusivi.

Dario Russo ha introdotto il tema della GenAI (intelligenza artificiale generativa), una tecnologia capace di produrre contenuti, testi e immagini attraverso il linguaggio naturale. Secondo Russo, una delle principali novità di questi sistemi è che, almeno in apparenza, non richiedono più un apprendimento tecnico complesso: basta saper dialogare con la macchina. Tuttavia questa apparente semplicità nasconde questioni cruciali. Uno dei problemi principali riguarda i bias presenti nei dati con cui i sistemi vengono addestrati. Se questi dati contengono stereotipi o squilibri sociali, l’intelligenza artificiale rischia di riprodurli e amplificarli, contribuendo, ad esempio, ad aumentare il gender gap. Per questo motivo, ha sottolineato Russo, è necessario sviluppare una consapevolezza critica nell’uso della GenAI, affinché possa diventare uno strumento di accessibilità, orientamento ed empowerment invece che un fattore di esclusione.

Sul rapporto tra tecnologia e istituzioni si è concentrato l’intervento dell’economista Salvatore Rossi. Le istituzioni, ha ricordato, possono essere definite come “le regole del gioco della comunità umana”, cioè l’insieme di norme, strutture e incentivi che orientano il comportamento delle persone. Negli ultimi decenni le tecnologie digitali hanno trasformato profondamente il funzionamento delle istituzioni, rendendo più rapidi i processi amministrativi e ampliando l’accesso ai servizi. Tuttavia, la diffusione di internet e dei social media ha anche reso l’ambiente informativo più frammentato e vulnerabile alla disinformazione. Secondo Rossi, questo fenomeno può mettere a rischio uno dei pilastri della democrazia, cioè una cittadinanza informata, soprattutto con l’arrivo dell’intelligenza artificiale, che rende ancora più urgente definire regole adeguate.

Uno degli interventi più attesi è stato quello di Roberto Navigli, che ha presentato Minerva, un modello di intelligenza artificiale sviluppato alla Sapienza. Il progetto rappresenta un esempio di ricerca italiana nel campo dell’AI e mira a sviluppare sistemi linguistici avanzati capaci di comprendere e generare contenuti in lingua italiana. L’obiettivo è rafforzare la sovranità tecnologica e culturale, evitando che i modelli linguistici globali siano dominati esclusivamente da altre lingue e contesti culturali.

Magda Bianco ha affrontato il tema dell’inclusione finanziaria, mostrando come la digitalizzazione abbia ampliato l’accesso ai servizi bancari e ai sistemi di pagamento in molte parti del mondo. Negli ultimi anni la percentuale della popolazione mondiale con accesso a un conto finanziario è cresciuta in modo significativo grazie alla diffusione delle tecnologie digitali e dei pagamenti mobili, facilitando la partecipazione economica di milioni di persone. Accanto ai benefici emergono però anche nuovi rischi, come truffe online, sovraindebitamento e possibili esclusioni digitali, soprattutto per chi possiede minori competenze tecnologiche. Per questo, ha spiegato Bianco, l’inclusione finanziaria deve puntare a una “inclusione di qualità”, basata su tre pilastri fondamentali: governance dell’innovazione, tutela dei consumatori ed educazione finanziaria.

Un momento particolarmente significativo dell’incontro è stato l’intervento di mons. Vincenzo Paglia ha portato la riflessione sul piano etico. Secondo Paglia, l’intelligenza artificiale rappresenta una straordinaria espressione della creatività umana, ma resta uno strumento che deve essere governato dall’uomo. Il suo impatto dipende infatti dalle scelte di chi la progetta e la utilizza. Da questa esigenza nasce il concetto di “algoretica”, promosso dalla Pontificia Accademia per la Vita, che propone algoritmi verificabili e trasparenti per evitare forme di “algocrazia”, ovvero una possibile dittatura degli algoritmi.

Di seguito l’intervista realizzata da RadioSapienza con mons. Paglia durante l’evento.

 

Nel corso del workshop è emerso anche il tema delle nuove professionalità legate all’intelligenza artificiale, che richiederanno competenze sempre più interdisciplinari. Le università sono chiamate a formare figure capaci di muoversi tra informatica, diritto, economia e scienze sociali, in un dialogo sempre più necessario tra saperi scientifici e umanistici.

L’evento si è concluso con le domande del pubblico e con l’invito a continuare il confronto tra università, istituzioni e società civile su una delle sfide più importanti del nostro tempo: guidare lo sviluppo tecnologico verso un futuro più inclusivo e democratico. Come emerso dagli interventi dei relatori, la vera questione non è fermare l’innovazione — ormai impossibile — ma imparare a governarla, affinché i benefici della trasformazione digitale possano essere condivisi da tutta la società.

Articolo a cura di Laura Rossi – Andrea Garofalo – Leo Carlo Costamante

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