Mercoledì 7 maggio è iniziato, presso l’Aula multimediale del Rettorato il convegno Industria 5.0: tecnologie, competenze e formazione per il futuro. Tre giornate dedicate all’esplorazione di come le sfide globali della sostenibilità possano essere affrontate attraverso l’integrazione delle tecnologie, la collaborazione internazionale e un approccio trasversale al settore educativo, economico, sociale e ambientale.
Tecnologie e governance
La giornata si è aperta con i saluti istituzionali e in seguito, con la moderazione del professore Moreno, sono intervenuti vari esperti.
Tra gli altri il Prof. Stefano De Falco che, con un discorso dal titolo “Tecnologie e governance: rischi sistemici e sfide per una transizione sostenibile”, ha parlato dell’importanza di una governance che bilanci e controlli le tendenze più estreme delle tecnologie, per contrastare gli squilibri che possono portare all’interno della società. Tre sono gli elementi su cui il docente ha riflettuto: uno stato di régime al confronto con uno stato di transizione; l’efficienza in rapporto al consumo e infine la tecnologia in rapporto alla governance.
Per quanto riguarda lo stato di regime, se in precedenza gli studiosi che si occupavano di fare previsioni sul futuro, creando modelli, riuscivano a stabilire con certezza quando e quanto una dinamica variava, perché le variabili sociali, economiche, politiche e tecnologiche mutavano poco rispetto al sistema, oggi (riprendendo Bauman) ci troviamo in un stato liquido, dove cioè i mutamenti avvengono molto più rapidamente (pensiamo agli squilibri mondiali, agli investimenti, alle pandemie) e questo porta gli studiosi a basarsi sui cosiddetti modelli caotici, molto più incerti.
Dal punto di vista dell’efficienza, se certamente sono stati fatti dei progressi enormi nell’utilizzo delle risorse del nostro pianeta, non dobbiamo dimenticare che questi sono ancora relativi, se pensiamo per esempio a paesi ancora emergenti o in uno stato più arretrato. Se l’intelligenza artificiale può aiutarci nel rendere ancora più efficace la produzione e fornire indicazioni su come essere più sostenibili, dall’altro è un “genio” che per dircelo richiede ancora più energia di quella che consumiamo quando non seguiamo le sue indicazioni. Questo se ancora non lo è, potrebbe diventare un paradosso, se non agiamo razionalizzando l’uso di queste tecnologie.
Per quanto riguarda la governance, c’è secondo De Falco, (e fa l’esempio di Musk) una indirizzo elitario nell’uso di queste tecnologie, che fa sembrare possibile una sola strada maestra di ricerca e pregiudica la possibilità di scoperta di sentieri laterali. Fa qui l’esempio di un paese come l’Italia, che possiede una costellazione di microimprese e start up che mettono in atto un’ottima innovazione e costituiscono un elemento trainante, anche dell’economia. È infatti dal pluralismo, dal non seguire il mainstream, che si possono cogliere aspetti inosservati delle nuove tecnologie. Questo pluralismo tecnologico può poi diventare, per il professore, anche pluralismo democratico: di fronte a un futuro così vicino ma incerto, dobbiamo essere consapevoli del nostro passato e delle istituzioni su cui abbiamo costruito i nostri stati e non reciderle, ma utilizzarle per pensare in modo democratico anche l’approccio alle tecnologie.
Il futuro del lavoro con l’IA
Nel suo intervento il dott. Michele Missikof, ha parlato invece dell’impatto dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro, descrivendo due possibili scenari futuri. Secondo alcuni, il futuro sarà un mondo di persone felici poiché la maggior parte del lavoro verrà svolta dalle macchine, lasciando agli umani il tempo per svago e altre attività. L’altro, proposto dal New Yorker nel 2017, disegna una realtà dove l’essere umano delega sì il lavoro alle macchine, ma questo si tramuta in una marginalità anche rispetto alla creazione di valore: un mondo dove gli esseri umani sono a carico delle macchine, o meglio, di chi le possiede.
Quello che stiamo vivendo, è un momento di passaggio e di cambiamenti profondi. Missikof individua sei stadi di evoluzione dell’intelligenza artificiale, a partire da quanto lavoro l’umano delega alla macchina: dall’AI conversazionale come chatgtp; ai robot, che integrano alla macchina la componente umana del corpo e le capacità cognitive legate ai 5 senti; per poi andare oltre il singolo individuo e parlare di team di agenti AI che lavorano insieme; infine il livello più evoluto, dove le macchine sono agenti sociali di gruppi a cui l’essere umano è totalmente estraneo.
Qual è quindi lo scenario che ci attende? Se nella visione di molti, non corriamo alcun pericolo perché, come ha dimostrato la storia, in tutte le rivoluzioni le macchine, che hanno tolto parte del lavoro all’uomo (pensiamo all’epoca dell’invenzione della macchina a vapore e il fenomeno del luddismo), sul lungo periodo hanno portato a un aumento della produzione e quindi a una maggiore distribuzione di ricchezza e alla creazione di nuove opportunità e condizioni di lavoro migliori.
Tuttavia quella attuale è, secondo Missikof, una realtà molto particolare: mentre l’incremento della produttività durante le prime due rivoluzioni industriali è stata mostruosa, oggi se nel nostro piccolo ci sembra che la rivoluzione digitale stia cambiando tutto, la nostra realtà sta invece cambiando pochissimo, soprattutto in termini di produttività (se guardiamo l’andamento del PIL negli ultimi tre decenni, la crescita è stata di mezzo punto percentuale in media). Inoltre, il divario tra ricchi e meno ricchi della popolazione è cresciuto tantissimo: se al tempo di Olivetti il manager guadagnava 40 volte l’impiegato di base, oggi siamo arrivati tranquillamente a 400 volte. Se i vantaggi effettivamente ci sono stati, sono stati concentrati nelle mani di un ristretto numero di persone. Lo scenario prospettato dal professore è che, se il lavoro umano verrà svolto sempre più dai robot del New Yorker, proprietà di Musk, Bezos e altri, la maggior parte degli esseri umani vivrà attraverso forme di sussidio e a cambiare drasticamente a quel punto sarà il nostro potere contrattuale.
Un incontro ricco di spunti di riflessione per provare a chiarire l’impatto che le nuove tecnologie avranno sull’organizzazione sociale, economica e culturale delle nostre società.
A cura di Veronica Del Puppo

