Impatta Disrupt è il Festival italiano dell’Innovability. Ideato e gestito da Earth Day Italia, il festival caratterizza la Giornata Mondiale della Creatività e dell’Innovazione. Durante questo evento, istituzioni politiche, amministrative e finanziarie sono chiamate a confrontarsi per valorizzare il potenziale innovativo italiano. Impatta Disrupt si configura così come un vero e proprio laboratorio di pensiero per il presente e il futuro.
La transizione economica e sociale necessaria
“La strada giusta” è il tema al centro dell’incontro moderato da Pierluigi Sassi (Presidente del think tank Impatta e della Fondazione Earth Day Italia) e Marco Frittella (direttore di Make Different Magazine). Durante la mattinata di martedì 14 aprile 2026 sono intervenuti rappresentanti di importanti realtà come UNIONCAMERE, ANVUR, UNRAE, ISPRA, Olympica e RSE. Tutti gli interventi hanno evidenziato un punto comune: la transizione ecologica ed economica non è solo una sfida tecnologica, ma soprattutto un cambiamento sistemico, che coinvolge industria, cultura, politica e società.
La mobilità elettrica – Alessandro Macina, Andrea Cardinali e Matteo Gizzi raccontano
Il tema centrale di questo intervento è stato quello della mobilità elettrica. “In Italia si soffre ancora di un grande problema: la mancanza di conoscenza.” Afferma Macina. 9 italiani su 10 non hanno mai guidato un’auto elettrica e 6 su 10 non ci sono nemmeno mai saliti. Questo dato evidenzia un ritardo culturale, oltre che infrastrutturale. Andrea Cardinali (UNRAE) e Matteo Gizzi (MOTUS-E) sottolineano alcune delle principali criticità:
•Prezzo elevato dei veicoli elettrici
•Infrastrutture di ricarica insufficienti sul territorio nazionale
•Gap competitivo con la Cina, che domina il mercato
•Tariffe di ricarica molto alte, tra le più care in Europa
Nonostante ciò, l’auto elettrica garantisce un risparmio fino al 50% rispetto ai carburanti tradizionali. Alessandro Macina racconta come nei Paesi scandinavi la transizione sia già visibile: stazioni di servizio dominate da colonnine elettriche e taxi a zero emissioni ormai diffusi. Questo pone una domanda cruciale: qual è la strada giusta per l’Italia?
Generazione futuro – Flavio Siniscalchi racconta
Il tema degli e-sport apre una grande riflessione sulla società contemporanea riguardo al tema dei videogames. Spesso essi vengono associati a dipendenza o isolamento; i videogiochi rappresentano invece una realtà in forte crescita: infatti ci sono circa 600 milioni di e-sportivi nel mondo e gli eventi organizzati da queste realtà videoludiche sono molto più seguiti di vari sport tradizionali.
“Non bisogna screditare questa pratica sportiva per darle un’accezione negativa. Si deve puntare sull’educazione allo strumento tecnologico dei videogames. L’e-sport è una delle soluzioni al problema dello sport nelle scuole, molte palestre scolastiche non sono in sicurezza né tanto meno accessibili a persone con problemi motori”, afferma il dottor Siniscalchi con l’obiettivo di proporre una soluzione.
“Il videogioco, se usato consapevolmente, può diventare uno strumento di inclusione e socialità, soprattutto per giovani con difficoltà”. Inoltre, è stato sottolineato il ruolo della scuola, che dovrebbe insegnare competenze fondamentali come:
•pensiero critico
•gestione delle fragilità
•capacità di relazionarsi
One Health – Chiara Maggi racconta
Chiara Maggi (Responsabile Centro Nazionale per la Rete Nazionale Laboratori ISPRA) spiega che “one health” indica l’Interazione tra la salute degli esseri umani, degli animali e delle piante. La pandemia del Covid-19 ha reso ancora più evidente questa relazione. Oggi, grazie ai fondi pubblici, questo approccio può svilupparsi ulteriormente, diventando non solo un principio teorico ma anche un ambito concreto di lavoro e ricerca. Maggi dichiara “la parola chiave è resilienza”.
Innovazione e salute mentale – Dario De Santis, Carlo Maria Medaglia, Domenico Lucatelli e Nino Geraci raccontano
Gli interventi del dottor Lucatelli hanno toccato il tema della “brain health”, concetto che ci abilita al fare. “Problemi mentali che si riscontrano nei lavoratori portano a conseguenze economico-lavorative”, si parla così di “brain capital”: concetto per il quale se si sta bene si produce ricchezza, ecco perché risulta importante investire nella salute mentale. ”Il gioco è l’unica matrice che ci rende tutti uguali. I giovani che soffrono di disabilità mentali sono circa il 50 per cento e il videogioco può aiutare essendo quello il mondo e il linguaggio dei giovani”.
L’intervento del dottor Medaglia è risultato uno dei più particolari: “metà della popolazione mondiale gioca. Il videogame è un fattore persistente nel mondo di oggi, e ciò porta ad un linguaggio e ad un utilizzo moderno”. Gli e-sportivi nel mondo sono 600 milioni ed è in questo contesto che Carlo Maria Medaglia ha proposto al pubblico un video riguardante un utilizzo dei videogiochi in senso competitivo ma salutare, una grandissima fiera in cui studenti videogiocatori si sfidano.
Le parole di Nino Geraci, invece, hanno posto il focus sulla socievolezza che i videogiochi hanno implicitamente. “Gli e-sport sono a tutti gli effetti uno sport, sono inclusivi e privi di gender gap. Se vengono giocati in maniera consapevole hanno una caratteristica di socievolezza molto alta.” Per non parlare dell’aspetto professionistico dovuto ai simulatori (come il simulatore di macchine o di biciclette), strumenti dall’alto potenziale lavorativo
Il professor De Santis, collegato a distanza, ha posto l’attenzione su un concetto più scolastico di sport: “sport deriva dal latino “sapersi comportare”, perciò lo sport riguarda questo, nel tema della salute mentale ci si concentra troppo poco sulle competenze che si dovrebbero avere nelle situazioni del mondo moderno. L’istituzione scolastica dovrebbe insegnare a non essere soli e ad affrontare le fragilità senza timore e con pensiero critico.”
Le sfide della transizione energetica – Alessandro Noce, Franco Cotana e Chicco Testa raccontano
Vari sono stati i temi affrontati dagli esperti presenti a questo dibattito, andando in ordine si è parlato di:
•Progresso e limiti delle rinnovabili
L’Italia ha fissato obiettivi ambiziosi fino al 2030, con circa 50 GW di nuove rinnovabili, ma i dati mostrano un ritardo: nel 2025 ne sono stati contrattualizzati solo 10. Un punto fondamentale emerso è la distinzione tra potenza (GW) ed energia (TWh). “Le rinnovabili, essendo intermittenti, non garantiscono una produzione continua. Questo comporta problemi per la stabilità della rete.”
•Il ruolo delle reti e delle tecnologie
Si è parlato di come le reti elettriche potrebbero diventare il vero pilastro della transizione, ma ci sono alcune problematiche: devono bilanciare continuamente domanda e offerta e richiedono continua innovazione tecnologica.
•Un sistema energetico ancora dipendente dai fossili
“Nonostante la crescita delle rinnovabili, l’elettricità rappresenta solo il 20-23% dei consumi, mentre il resto è ancora basato sui combustibili fossili”.
In Italia il gas è ancora dominante, influenzando il prezzo dell’energia nel 66% delle ore. Inoltre, il bel paese dipende ancora oggi fortemente dalle importazioni.
•Innovazioni e nuove soluzioni
Durante il dibattito si è concordato unanimemente sul fatto che la transizione dipende dall’innovazione: batterie più efficienti, cattura di anidride carbonica, lo sviluppo di bioenergie e di nuove tecnologie industriali.
Tuttavia, l’Europa soffre la concorrenza della Cina, che domina la produzione di tecnologie energetiche ormai da anni.
•Il dibattito sul nucleare
Il nucleare risulta essere un tema complesso e divisivo. Esso è come una medaglia: la faccia positiva, che riguarda: produzione continua di energie, basse emissioni e stabilità del sistema, e la faccia negativa che critica: i lunghi tempi di costruzione (20 anni circa), i costi elevati e una forte opposizione pubblica.
Secondo gli esperti presenti, non è una soluzione immediata, ma potrebbe essere fondamentale nel lungo periodo. La transizione energetica, infatti, potrebbe durare anche un secolo e oltre.
Il ruolo strategico della sicurezza nucleare – Francesco Campanella racconta
Francesco Campanella sottolinea un aspetto spesso trascurato: il nucleare non è solo un tema futuro, ma anche presente. In Italia, infatti, esistono già rifiuti radioattivi, impianti di dismissione e trasporti di scorie nucleari. Questo dimostra che la sicurezza nucleare è già una realtà consolidata. Il problema principale è, dunque, culturale. “Per affrontare il futuro, è necessario aumentare la conoscenza, costruire fiducia nelle istituzioni e creare un sistema condiviso con tutte le parti dello stato. Senza collaborazione tra cittadini, politica e industria, lo sviluppo del nucleare di nuova generazione sarà impossibile.”
Qual è la strada giusta?
Dalla mattinata all’Impatta Disrupt emerge una consapevolezza chiara: la transizione non ha una soluzione semplice né immediata. Infatti, non esiste una sola “strada giusta”, ma un percorso complesso che richiede: innovazione tecnologica, investimenti economici, scelte politiche stabili e un forte cambiamento culturale
Le rinnovabili sono fondamentali, ma non sufficienti da sole. Servono integrazione, ricerca e una visione a lungo termine. La vera sfida non è solo tecnica, ma collettiva; dovremo costruire un sistema capace di affrontare il futuro in modo condiviso e consapevole.



