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Il Regno Unito torna nel programma Erasmus+ dopo sette anni dalla Brexit

Quante volte abbiamo sentito storie di giovani italiani che sono emigrati nel Regno Unito alla ricerca di nuove opportunità lavorative? Sì, innumerevoli. La Gran Bretagna è stata innegabilmente per anni la meta dei sogni per chissà quanti studenti italiani. E che vanto era poter dire che quell’oasi fosse nell’Unione Europea, rendendo tutto così facile. Fino a poco meno di sei anni fa noi giovani studenti italiani intraprendenti potevamo viaggiare al di là e al di qua della Manica quasi a nostro piacimento, il che aveva instaurato uno scambio culturale continuo e proficuo. Quel sogno, però, si era infranto quando nel 2020 più di 17 milioni di cittadini inglesi hanno deciso di lasciare l’Unione – d’altronde l’appartenenza a quest’ultima non era mai sembrata totale: basti guardare alla decisione di non cedere alla valuta comunitaria nel 2002. In questi sei anni i giovani europei e italiani sono stati limitati nei loro spostamenti dal continente verso l’isola, fino a restrizioni come quella di non poter rimanere nel territorio britannico per più di sei mesi se non dopo aver ottenuto un visto specifico, e come quella di non poter spendere i propri mesi di Erasmus nel Regno Unito.

In un comunicato stampa diffuso congiuntamente il 17 dicembre, dal governo britannico e dall’Unione Europea si annuncia che a partire dal 2027 il Regno Unito, che nel 2020 si era ritirato dall’UE tornerà a far parte del programma Erasmus+. Nel comunicato si legge che la trattativa tra i capi dei rispettivi governi si era avviata lo scorso maggio con un Summit che da subito aveva profilato la volontà di creare nuove strategie per supportare lo scambio culturale ed economico, che aveva subito un duro rallentamento a seguito della Brexit. Il focus dell’accordo è, appunto, favorire le opportunità di studio, lavoro e crescita a tutto tondo specie alle nuove generazioni. Queste opportunità che comunque saranno inserite in un programma finanziario, che farà di questa collaborazione realtà, in un “giusto bilancio” fra i contributi che la Gran Bretagna impiegherà e i benefici che ne ricaverà.

Nel suddetto Summit i vertici si sono anche confrontati in maniera propedeutica relativamente al coinvolgimento del Governo di Downing Street in una prospettiva più ampia in alcuni mercati interni all’Unione, nello specifico quello sull’elettricità. I dettagli a riguardo saranno pubblicati in comunicati stampa nei prossimi giorni, ma i portavoce Maros Sefcovic, Commissario europeo per il Commercio, la Sicurezza Economica e le Relazioni inter-istituzionali e la Trasparenza, e Nick Thomas-Symonds, Paymaster Generale del Regno Unito, si dicono fiduciosi della proficuità dell’accordo, ma non mancano di sottolineare come le modalità di partecipazione al programma Erasmus+ e al mercato interno rispetteranno le rispettive autonomie decisionali.

Infine, i due vertici sottolineano di impegnarsi nel raggiungere accordi di tipo economico nell’ambito del mercato interno e di rendere effettivi celermente i traguardi riguardo il programma Erasmus+ e il cosiddetto “Youth Experience Scheme”, una proposta che permetterebbe ai giovani cittadini dell’UE di permanere nel Regno Unito al fine di studiare o lavorare per un tempo maggiore dei sei mesi permessi attualmente.

L’importanza e il carattere di radicale evoluzione di questo rinnovato accordo sono evidenti: lasciamoci ispirare dalle parole che la Magnifica Rettrice Antonella Polimeni ha scritto lo scorso 17 ottobre, in memoria di Sofia Corradi, la celebre professoressa che ideò questo rivoluzionario progetto. L’eredità luminosa di Sofia Corradi ci ricorda che l’educazione è un viaggio senza confini e che l’Europa vive anzitutto nella condivisione del sapere. Il rientro del Regno Unito in Erasmus si iscrive in questa visione: non come semplice ritorno a un programma, ma come riaffermazione del progetto europeo di conoscenza, dialogo e pace.

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