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Il film i cento passi compie 25 anni e ritorna al cinema

A 47 anni dai veri “cento passi“, che cosa direbbe Peppino Impastato della mafia di oggi? Siamo riusciti a debellare il cancro che devasta la società Italiana, o “questa montagna di merda” è diventata sempre più alta?

Giuseppe, conosciuto da tutti come Peppino, è stato un giovane giornalista e attivista siciliano. Coraggioso e tenace si è ribellato alla sua stessa famiglia, affiliata alla mafia: suo padre, infatti, era il cognato di Don Cesare Manzella, vecchio boss della Cinisi. Per tutta la sua vita si è impegnato alla lotta contro il potere mafioso a Cinisi – luogo dove è nato e cresciuto. Venne ucciso nel 1978 per opera del boss criminale Gaetano (detto Tano) Badalamenti, che abitava a soli cento passi da casa sua.

Nel 1977 aveva fondato insieme ai suoi amici: Radio Aut, una radio libera dalla quale, ogni venerdì sera, gli abitanti di Cinisi ascoltavano la trasmissione di “Onda Pazza a Mafiopoli“. In questo spazio venivano denunciati con satira ed ironia gli intrecci con la politica locale e il potere mafioso. Ancor prima, nel 1965, fonda il giornale l’idea socialista e aderì al PSIUP – partito socialista italiano di unità proletaria. Quella degli anni settanta è l’Italia dei grandi sconvolgimenti socio – politici: si respira un moto di rivoluzione e di cambiamento, c’è nell’aria una forte voglia di riscatto, soprattutto tra gli studenti e nel proletariato. Anche Peppino vuole respirare quest’aria pulita, non contaminata dalla sporca corruzione mafiosa. Sceglie la via della giustizia, della legge e della Costituzione Italiana, sceglie di fare rumore trasmettendo Onda Pazza a Mafiopoli, lì, dove tutto è silenzio, dove tutto è omertà e dove sembra che nulla possa più cambiare.

A testimonianza di ciò, Marco Tullio Giordana racconta un aneddoto delle riprese del film: nella scena in cui Peppino Impastato – interpretato magistralmente da Luigi Lo Cascio – spinge suo fratello Giovanni a contare i passi che separano casa sua e casa di Tano: la troup temeva che qualche abitante, incuriosito dalle urla, potesse affacciarsi alle finestre interrompendo le riprese.  Ma ciò non avvenne, nessuno si affacciò dalle finestre. Ciò dimostra come faccia ancora paura pronunciare certi nomi.

La storia di questo giovane giornalista e attivista, purtroppo, non è l’unica storia a finire in tragedia a causa della mafia. Qualche anno dopo – 1985 – un altro giovane giornalista Giancarlo Siani, venne assassinato dalla camorra. Dobbiamo continuare a preservare il lavoro e il coraggio di chi ha denunciato. Bisogna insegnare la bellezza alla gente, così da fornire un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà.

Il film è stato restaurato e verrà riproposto in una nuova versione in 4K al pubblico dal 1° Dicembre. A 25 anni dalla sua uscita, questo film dal forte impegno civile, è ancora necessario da guardare, per riflettere e coltivare una coscienza collettiva.

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