RadioSapienza

Il Futuro Ascoltalo QUI. La radio ufficiale della Sapienza

Giulio Regeni e la paranoia di una dittatura

Lunedì 27 aprile alle ore 17:00 nel Nuovo Teatro Ateneo della Sapienza si è tenuta la proiezione speciale del documentario “Giulio Regeni – Tutto Il Male Del Mondo” uscito il 2 febbraio 2026 con regia di Simone Manetti e sceneggiatura di Emanuele Cava.

La Magnifica Rettrice Antonella Polimeni, nel suo intervento, ha ricordato Giulio come “…un giovane ricercatore impegnato in un percorso di studio e ricerca internazionale. Stava conducendo un lavoro particolarmente complesso volto a comprendere i fenomeni sociali e le dinamiche del lavoro, in un contesto difficile e delicato. La violenza che ha colpito Giulio, per le modalità con cui si è consumata, rappresenta una ferita profonda. Una ferita che continua a interrogare non solamente le istituzioni, ma tutta la comunità accademica. […] Nel ricordare Giulio Regeni, noi non ci possiamo limitare a una dimensione commemorativa, ma siamo chiamati a ribadire un principio essenziale da difendere: la libertà della ricerca, esercitata senza timore, senza ostacoli, senza condizioni che ne compromettano la natura. La libertà della ricerca è un valore irrinunciabile da tutelare sempre, non solo all’interno delle nostre università, ma in ogni contesto in cui la conoscenza si costruisce e si va a sviluppare.”

Prima dell’inizio del film è stato proiettato un video-saluto dei genitori di Giulio, Paola Deffendi e Claudio Regeni. Con grande tenacia, resilienza e sempre il sorriso sul volto, ci ringraziano di essere presenti. Proprio Paola ci racconta come durante le proiezioni del documentario “mi sembra di vedere Giulio entrare”. Il titolo del documentario stesso riprende le parole della madre di Giulio, che le sono venute quando ha visto il suo corpo straziato: “Ho visto tutto il male del mondo su quel corpo“.

Damiano Garofalo, Coordinatore Sezione Nuovo Teatro Ateneo del Polo Museale e Sapienza, è intervenuto per introdurre la proiezione con qualche informazione di contesto. “Dietro questo documentario, c’è un lavoro di ricerca accurato e stratificato sul rapporto tra immagini d’archivio e di repertorio, video girati per l’occasione e alcune immagini mai viste prima o clip recuperate dal web. Ed è proprio questa stratificazione di materiali che restituisce l’incredibile lavoro di ricerca che è stato fatto da parte del regista e tutti coloro che hanno collaborato a questo progetto. Le inquadrature rendono l’inquietudine straniante e la paranoia nelle quali Giulio si è ritrovato, la cui immagine spunta come una sorta di apparizione fantasmagorica. Emerge con forza la figura di Giulio come ricercatore, serio, impegnato, coerente, esigente con se stesso come con gli altri, che purtroppo però non è stato aiutato, bensì tradito. Questo giovane ricercatore non è stato protetto nonostante tutto il suo impegno ed il suo entusiasmo.

Al termine della proiezione, si è aperto un dibattito con diversi ospiti, tra cui Alessandra Ballerini, avvocata specializzata in diritti umani e immigrazione che ha seguito la famiglia di Giulio Regeni. “Dire le cose nel modo giusto è importante e lo abbiamo fatto anche per restituire la giusta immagine di Giulio, nel tempo infangata e distorta. Abbiamo deciso di portare avanti questo progetto anche senza una fine processuale, dato che è impossibile notificare gli imputati nascosti dal regime per il quale lavorano. Per fortuna è stato possibile svolgere il processo anche senza la loro presenza fisica, in virtù della sentenza n.192 della Corte Costituzionale del 2023 che sancisce per la prima volta il diritto alla verità: «Non vi è processo più ingiusto di quello che non si può instaurare per volontà di un’autorità di governo». Nonostante i quattro imputati, rintracciati grazie a degli eroi testimoni che hanno rischiato tutto per la verità (le cui identità vengono protette com’è possibile vedere nelle immagini del processo), non siano né presenti né notificabili, noi non ci fermiamo. Perché la tortura non è solo un delitto contro la persona, ma è un crimine contro l’umanità, che viola la dignità degli esseri umani, elemento sul quale si basa qualunque civiltà. E se si tratta di un crimine contro l’umanità, allora tutta l’umanità ha il diritto di sapere cosa è successo a Giulio.”

Quella di lunedì è stata solo una delle tappe percorse dall’iniziativa supportata dalla Fondazione Elena Cattaneo con Fandango e Ganesh Produzioni, impegnate nella proiezione del documentario in 76 università italiane. Quel pomeriggio, in Sapienza, è stata accesa un’ulteriore luce nell’onda gialla, il colore vivo che caratterizza la vicenda di Giulio. È importante non rimanere in silenzio, perché il silenzio significa anche complicità e noi non vogliamo essere complici. Dopo 10 anni di depistaggi, 10 anni di investigazioni, 10 anni di dolore, 10 anni di verità e di bugie, ci viene restituito questo documentario che è più di un prodotto finale, è una storia che deve fungere da faro della verità, per porre sotto i riflettori le oscenità che hanno messo fine alla vita del nostro concittadino e che subiscono migliaia di persone schiacciate ancora oggi dal peso delle dittature.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi