Fare comunità. Giovanni Mottura e la Generazione di Quaderni Rossi. Ricerche sociali e Praxis politica nell’Europa del sud , non è stato soltanto un convegno internazionale, ma una vera e propria opportunità di riflessione sull’importanza delle inchieste sociali. Ieri presso l’Aula Multimediale del Rettorato di Sapienza Università di Roma una nuova sessione dedicata alle inchieste come intervento sociale e di rivelazione dei dati. L’incontro mattutino è stato coordinato da Emma Galli (Sapienza Università di Roma) con le presentazioni di vari relatori: Enrico Pugliese (Sapienza), Giovanni Accardi (Ufficio Studi Irfis), Stefano Boffo ( IRPPS-CNR), Francesco Carchedi (Sapienza), Jean René Bilongo (Responsabile Osservatorio Placido Rizzotto-Flai CGIL), Fiorenzo Sperotto (Ricercatore indipendente), Francesco Cossentino (Regione Emilia Romagna), Roberto Fanfani (Università di Bologna). In fase di apertura è stata proiettata anche un’intervista a Giovanni Mottura che rifletteva sul contributo attivo del suo lavoro, la collaborazione con Danilo Dolci e “La grande inchiesta sulla FIAT” con l’appoggio dei sindacati. I vari interventi hanno mostrato quella che era una inchiesta che si concentrava principalmente sulle classi sfruttate dal proletariato e una politica delle alleanze con la borghesia produttiva. L’Italia era in una prospettiva di cambiamento che culmina con la Riforma Agraria degli anni 50 e un successivo fenomeno di emigrazione verso nord. Cambiava completamente il profilo della classe industriale. La percezione di questo cambiamento non si era capita appieno ,soltanto una minoranza di studiosi e militanti lo percepisce. Si tratta di uno scollamento tra partiti, sindacati e lavoratori. In questa ottica nasce nel 1961 Quaderni Rossi una rivista italiana della sinistra operaista promossa da Ranieri Panzieri e Mario Tronti con interventi relativi alla lotta di classe in fabbrica e all’organizzazione capitalistica del lavoro. Nel 67 Giovanni Mottura usava l’inchiesta per capire il meridione concentrandosi maggiormente nell’area napoletana, vesuviana sul lavoro di contadini e braccianti spesso sfruttati, disoccupati. La sua fu una grande capacità di mettere in luce le contraddizioni del mercato del lavoro. Lo sfruttamento è stato analizzato anche in rapporto ai flussi migratori, studi che si sono poi ampliati con quelli degli immigrati in America con la necessità di dare un profilo sociale alle rilevazioni statistiche per evidenziare che lo sfruttamento non riguarda solo i migranti, ma anche tanti italiani di quel periodo. Un lavoro attraverso cui dare giustizia e libertà di vivere con dignità.
