La Shoah e la sua assoluta condanna, in Italia, che ne è stata proprio uno dei teatri, sono sempre state ricordate con il giusto sentimento. Ogni anno, il 27 gennaio, nella data in cui nel ’45 le truppe alleate irruppero nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau liberandone i prigionieri e svelandone al mondo gli orrori, si celebra il Giorno della Memoria.
L’importanza di celebrare ancora oggi, a 81 anni di distanza, la liberazione dei campi di concentramento nazisti e la fine dell’Olocausto è evidente: coloro che sono sopravvissuti a quella guerra e a quelle torture non hanno mai smesso di predicare la necessità di una comprensione profonda del male che era stato loro inflitto e di un’educazione efficace affinché il razzismo sia estirpato e si scongiuri qualunque tipo di replica di tali efferatezze. Historia magistra vitae sentenziava già Cicerone nel I secolo a.C., ma appare limpido ai nostri occhi che la nostra società odierna ha ancora davanti a sé un lungo percorso prima di potersi dire completamente libera da questo genere di mali. Oggi più che mai, rievocare le parole e le immagini e le azioni di quella pagina buia della nostra storia può aiutarci ad aprire gli occhi, vedere con chiarezza il nostro presente e le analogie con quel passato e agire nella direzione della pace e dall’unione fra le Nazioni.
In un comunicato stampa, il Ministero della Cultura ha confermato che anche quest’anno su tutto il territorio nazionale saranno allestite mostre, incontri, percorsi didattici e attività di divulgazione che vedranno coinvolti cittadini e studenti per far sì che si rifletta non solo sulle conseguenze delle leggi raziali, sulle vite spezzate dalla persecuzione, ma anche sul ruolo delle istituzioni nella corruzione o nella negazione dei diritti fondamentali. In particolare, a Roma, l’Archivio di Stato ha deciso di dedicare la sua mostra alla figura di Ermanno Loevinson, storico e archivista vittima della Shoah. Il progetto ha interessato anche la collaborazione con alcuni istituti superiori della Capitale, che hanno coinvolto nei giorni scorsi le proprie classi di maturandi in conferenze sull’argomento e, soprattutto, nella cerimonia della posa della pietra d’inciampo davanti all’allora residenza di Loevinson. Ciò dimostra che la memoria storica per essere efficace e fare la differenza deve pervadere la quotidianità e lo spazio urbano che la rappresenta.
Altre iniziative di rilievo si terranno ad Avellino, a Milano, a Napoli, a Bari e a Torino, tra documenti inediti e personali degli ebrei perseguitati, dei rifugiati del secondo dopoguerra, e testi sacri ebraici distrutti, tra immagini e musiche, tra pietre d’inciampo e rievocazioni storiche.
Il Direttore generale degli Archivi, Antonio Tarasco, ha dichiarato che queste iniziative metteranno in mostra la reale importanza dei materiali archivistici, prove tangibili dei segni lasciati dalla memoria, segni che è di fondamentale importanza recuperare e perseguire, per una costruzione identitaria e politica consapevole e basata sui valori civici. “La memoria è un dovere che riguarda il presente e il futuro”, ha concluso.
