A partire dal 24 giugno il percorso espositivo di GAM 100 si rinnova alla Galleria d’Arte Moderna di via Crispi, dove la grande mostra dedicata al secolo di vita della Galleria resterà aperta fino all’11 ottobre 2026. L’allestimento introduce venticinque nuove opere tra dipinti e sculture: alcune sostituiscono lavori già presenti, altre ampliano il racconto, offrendo uno sguardo più profondo sulla ricchezza dei depositi museali e sulle molteplici traiettorie che hanno segnato la storia della collezione. Accanto ai nomi già esposti – da Balla a Casorati, da Sironi a molti protagonisti del primo Novecento – compaiono figure come De Nittis, Mafai e Severini, insieme ad artisti meno noti ma fondamentali per comprendere l’evoluzione del patrimonio capitolino.
La mostra, che riunisce oltre centoventi opere, ricostruisce le tappe decisive della Galleria comunale e della sua politica di acquisizioni, una strategia culturale avviata alla fine dell’Ottocento e proseguita fino a oggi grazie all’impegno dell’amministrazione capitolina. Curata da Ilaria Miarelli Mariani e Arianna Angelelli con Paola Lagonigro, Ilaria Arcangeli, Antonio Ferrara e Vanda Lisanti, l’iniziativa è promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e Coordinamento delle iniziative per la Giornata della Memoria – e dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con il supporto organizzativo di Zètema Progetto Cultura.
La prima sezione, dedicata alle origini della collezione e alla nascita delle avanguardie, si arricchisce di opere entrate nelle raccolte comunali tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, come i dipinti di Giuseppe De Nittis, Alessandro Pigna e Augusto Bompiani. Accanto a queste, trovano posto lavori acquisiti in occasione delle Biennali e delle Quadriennali romane, tra cui L’angelo dei crisantemi di Giuseppe Carosi, la scultura Ragazzo che si tuffa di Lorenzo Lorenzetti e due opere presentate alla Quadriennale del 1935: Giovani in riva al mare di Franco Gentilini e L’angelo rapitore di Gino Severini. In dialogo con il Secondo Futurismo compaiono anche quattro rare ceramiche dipinte di Nandù, testimonianza di un linguaggio ancora poco conosciuto.
La seconda sezione attraversa il periodo compreso tra la soppressione della Galleria nel 1938 e la sua riapertura a Palazzo Braschi. Qui emergono opere degli anni Trenta che documentano orientamenti diversi, dalla Demolizione di via Giulia di Mario Mafai ai dipinti di Umberto Bottazzi e Nino Caffè. Accanto alla scultura Madonna di Ada Salvadori, il nuovo allestimento presenta due lavori mai esposti prima alla GAM: il paesaggio Agitazione di Onorato Carlandi e l’encausto Cantiere con figure di Maria Immacolata Zaffuto, che ampliano il quadro delle ricerche artistiche tra le due guerre.
La terza sezione si concentra sul periodo che va dalla riapertura della Galleria nel 1963 al Palazzo delle Esposizioni fino all’età contemporanea. Il percorso attraversa paesaggi di inizio secolo firmati da Pompeo Fabri, approda alla Marina di Pippo Rizzo, supera la metà del Novecento con la scultura Acrobate di Nicola Rubino e con le sperimentazioni astratte di Luigi Montanarini e Primo Conti. In questo contesto trova spazio anche il poco noto movimento dei “tavolettisti”, rappresentato dai dipinti di Maria Cortini Viviani e Arrigo Taggi, che restituiscono un frammento significativo della ricerca romana del secondo dopoguerra.
Parallelamente, alcune opere tornano nei depositi, tra cui lavori di Giulio Aristide Sartorio, Onorato Carlandi, Adolfo De Carolis, Pompeo Fabri, Ferruccio Ferrazzi, Carlo Socrate, Gino Severini, Emanuele Cavalli, Giorgio de Chirico, Carlo Carrà, Luigi Trifoglio, Manzù, Nicola Rubino, Marcello Avenali ed Emilio Greco. Un ricambio che non sottrae valore al percorso, ma ne conferma la natura dinamica e la volontà di restituire al pubblico una collezione viva, in continuo dialogo con la propria storia.























