Negli ultimi anni il modo in cui si fruiscono prodotti artistici è cambiato radicalmente: la diffusione dei new media, dello streaming e delle nuove piattaforme mediali ha creato un ambiente comunicativo caratterizzato da una iper-stimolazione continua, fatta di immagini, video e informazioni che competono costantemente per attrarre l’attenzione. Il pubblico ha sviluppato ciò che potrebbe essere denominata insaziabilità artistica, richiedendo e pretendendo dal prodotto culturale ciò che studiosi come Henry Jenkins definiscono un universo narrativo complesso.
In tale scenario, anche la musica sembra non limitarsi alla sola dimensione sonora, un esempio interessante è quello regalato dal cantautore Fulminacci in occasione del suo nuovo album Calcinacci. Per promuovere il progetto musicale ha costruito un processo di marketing e un evento ben riuscito, includendo la visione di un cortometraggio al cinema Adriano di Roma, ripercorrendo l’universo musicale e narrativo raccontano nell’album, potendo accedere all’evento acquistando il suo disco, garantendo la visione e il firmacopie. Oggi gli artisti devono trasformare l’uscita di un prodotto culturale in un’esperienza estesa, capace di coinvolgere e attivare il pubblico su più livelli, quello audiovisivo, narrativo e performativo. Un ulteriore elemento che si lega al processo promozionale dell’artista è stata la partecipazione al Festival di Sanremo, prendere parte a quel palcoscenico televisivo aggiunge un altro tassello allo storytelling dell’album, dentro il quale la stessa parola “Sanremo” viene citata in due singoli.
Proprio il Festival di Sanremo quest’anno ha registrato ascolti sottotono rispetto agli scorsi anni, con una flessione del 24% in termini di total audience. Come ha evidenziato la digital creator Martina Ricca, ciò è anche dovuto dalla composizione delle serate esclusivamente legate alle canzoni in gara, senza elementi intrattenitivi come sketch, momenti comici, meme e narrazioni personali degli ospiti. Il Festival ha bisogno di essere uno spettacolo televisivo per poter trattenere il pubblico, dove la musica è centrale senza essere l’unico elemento. Il fruitore contemporaneo ha bisogno di un flusso continuo di stimoli e cambi di ritmo capaci di mantenere l’odierna fragile attenzione. Come sottolinea il sociologo tedesco Georg Frank nel suo saggio L’economia dell’attenzione, quest’ultima rappresenta la risorsa scarsa del nuovo tempo: i contenuti brevi e costanti dei social media, l’accesso immediato e infinito ai prodotti culturali, la competizione permanente degli algoritmi per mantenere l’interesse degli utenti e l’integrazione multimediale tra video, suoni e immagini influisce, paradossalmente, sulla incontentabilità dei fruitori.
L’insaziabilità artistica può sembrare un capriccio culturale, ma è il risultato di un ecosistema mediale che ha abituato i pubblici a questo tipo di consumo, alimentando una nuova tipologia di richiesta esigente. I fruitori pretendono da un prodotto più livelli di significato, che garantisca una esperienza narrativa stratificata.
