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Franco Pinna e Pier Paolo Pasolini – Viaggio al termine del Mandrione: il racconto lucido della periferia in mostra a Roma

Franco Pinna e Pier Paolo Pasolini. Viaggio al termine del Mandrione

Franco Pinna e Pier Paolo Pasolini. Viaggio al termine del Mandrione

Era la sera del 2 novembre 1975, nei pressi dell’idroscalo di Ostia. Ci vollero alcune ore prima che il corpo del letterato Pier Paolo Pasolini, massacrato da un corpo contundente e martoriato ulteriormente dal passaggio di un’auto, venisse ritrovato da una donna prima, ed in seguito dalle autorità. Tante sono state le piste ed i nomi dei possibili responsabili, ancor più le teorie di complotto: a distanza di cinquant’anni da quel giorno, la morte di Pasolini è ancora uno dei più importanti delitti irrisolti del nostro paese.

Regista dalla sensibilità disarmante, occhio lucido dei cambiamenti e della fallacia della società e della politica, autore di opere letterarie dal valore inestimabile, Pasolini fu un artista illuminato ma pieno di detrattori, proprio a causa di quella sua stessa voce impossibile da tacere, che non temeva poteri forti o condizionamenti dall’alto. Per celebrare la sua eredità, nel cinquantennale della sua prematura scomparsa, Roma Capitale gli dedica una rassegna per valorizzarne l’opera letteraria e cinematografica. Dopo aver ripercorso nelle scorse settimane i suoi titoli fondamentali – Salò o le 120 giornate di Sodoma, Accattone, Mamma Roma e Uccellacci e Uccellini -, l’iniziativa “PPP Visionario” omaggia ancora l’artista con Franco Pinna e Pier Paolo Pasolini – Viaggio al termine del Mandrione, una mostra gratuita visitabile fino al 30 novembre presso la Casa del Cinema

Pasolini e Pinna: un occhio sulle disuguaglianze di Roma

“Viaggio al termine del Mandrione” è il nome del noto reportage realizzato da Franco Pinna, uno dei principali fotoreporter neorealisti, nonché fotografo ufficiale di Federico Fellini. Nel 1956, Pinna decise di raccontare tramite le sue immagini la realtà del sobborgo del Mandrione – periferia della Capitale, tra la Casilina e la Tuscolana -, dando voce e corpo a chi l’abitava. Prostitute, rom, ragazzini e famiglie baraccate erano i soggetti documentati da quel reportage che all’epoca fece scalpore: fotografie di donne e uomini che l’arte rifiutava di raccontare, poiché rappresentativi del divario sociale estremo che attanagliava la Roma di quegli anni, divisa tra la via Veneto della Dolce Vita e la dura realtà di periferia, fatta ancora di povertà e condizioni di vita degradanti.

E quei volti al margine fotografati da Pinna erano gli stessi protagonisti delle opere di Pasolini, che la periferia romana la abitò – quella di Rebibbia, prima, e poi quella della sua amata Monteverde, al centro della narrazione della sua opera capostipite Ragazzi di Vita – e la raccontò come una realtà multiforme, in tante sue sfaccettature, senza privarla mai della sua dignità. Basti vedere quella che raffigura in Mamma Roma – in cui Anna Magnani interpreta magistralmente il ruolo di una prostituta in cerca di una vita più dignitosa per il suo amato figlio Ettore – girato a metà tra le periferie di Casal Bertone, Tor Marancia e San Basilio.

Anna Magnani sul set di Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini
Anna Magnani sul set di Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini

«Quale Roma? Dove finisce e dove comincia Roma? Roma è sicuramente la più bella città d’Italia – se non del mondo», rifletteva Pasolini ne Il fronte della città in Storie della città di Dio – Cronache romane. «Ma è la più brutta, la più accogliente, la più drammatica, la più ricca, la più miserabile […] Le contraddizioni di Roma sono difficili a superarsi perché sono contraddizioni di genere esistenziale. La ricchezza e la miseria, la felicità e l’orrore di Roma son parti di un magma, di un caos». Ed è proprio quello stesso caos, che la mostra vuole portare alla luce: le incongruenze taciute, le immoralità di una metropoli e di un’intera società, colte ed elaborate dall’occhio illuminato di chi non ebbe mai paura di raccontarle.

Viola Baldi

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