“L’idea di rappresentare Ferrarotti nasce così: concentrare il suo pensiero intorno ad alcuni punti, tramite un lavoro di ricerca volto a restituire non tanto il Ferrarotti teorico o ricercatore, ma a valorizzare il suo sforzo nel portare la sociologia ad un livello di pubblico generale”
È in questi termini che Vittorio Cotesta (sociologo italiano) ha presentato una rilettura originale, in forma dialogica, del pensiero di Franco Ferrarotti. Nella giornata di venerdì 15 maggio 2026, infatti, si è tenuto l’evento “Franco Ferrarotti. Un sociologo controcorrente” presso l’Aula Magna del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale (CoRiS) dell’Università La Sapienza di Roma (Via Salaria, 113). Sotto la moderazione della Prof.ssa Gavrila (Sapienza), l’incontro ha avuto inizio con la visione di un breve video che ha proposto in successione alcuni scatti significativi della vita del Prof. Ferrarotti (ricerca iconografica di Giulio Edoardo Cantarano), accompagnati dalla sinfonia “Dal nuovo mondo” di Antonín Dvořák. Al plauso generale sono seguiti i saluti istituzionali del Prof. Luca Dezi (Direttore del Dipartimento CoRiS), che, condividendo un ricordo personale sulla figura e la presenza di Ferrarotti nel palcoscenico pubblico, ha poi ricordato la celebrazione del centenario della sua nascita. Prima di presentare gli ospiti, la Prof.ssa Gavrila ha voluto fare appello ad alcune citazioni di Ferrarotti, prendendone una particolarmente calzante come riferimento, e indirizzandola ai suoi studenti.
«[…] considerandola come la più forte emozione che un popolo possa dare a sé stesso, è difficile parlare oggi di rivoluzione in Italia. Non mancano certi ingredienti, per così dire, essenziali al processo rivoluzionario. […] Manca però il progetto. Non c’è pensiero rivoluzionario. Il vissuto è più ricco del pensato.»
(L’Italia tra storia e memoria. Appartenenza e identità – pag. 140, Ferrarotti, 1998).
Se, d’altronde, è la convergenza tra teoria e pratica uno dei punti centrali del pensiero ferrarottiano, ecco che nei giovani studiosi persiste la speranza progettuale che è fiamma ardente (per quanto invisibile) del cambiamento.
Dalla Conferenza di Roccagorga: la “sociologia umana” di Ferrarotti tra passato, presente e futuro
Invitato a sedere in cattedra, Vittorio Cotesta ha restituito una sintesi della genesi di un progetto teatrale nato l’estate scorsa e già concluso a dicembre. L’idea è quella di un dialogo immaginato tra Ferrarotti e Cotesta stesso, sulla scia di mem
orie e discorsi recuperati dalla storica Conferenza di Roccagorga del 1983. Il tentativo è più che mai delicato, impossibile senza un serio e approfondito lavoro di ricerca critica e in perpetuo dialogo con la famiglia. L’idea di Cotesta trova realizzazione nell’incontro con Pier Giulio Cantarano ,personalità che varia dall’architettura alla scrittura, passando per la recitazione e la regia. Oltre alla sceneggiatura, spetta a lui dare la voce a Franco Ferrarotti in questa reinterpretazione teatrale del suo pensiero, assieme a Robin Corradini (poeta e presentatore di eventi culturali) nei panni di Vittorio Cotesta.
Tanti i temi toccati, in una restituzione che sembra aver colto appieno la lungimiranza del pensiero di Ferrarotti su tematiche che, oltre quarant’anni fa, sarebbero parse tra l’utopico e l’apocalittico. Dalla rappresentatività dei partiti politici alla crisi delle democrazie occidentali, passando per il concetto di “potere reale” e il paradosso del “non agire”, le tecnologie e l’interessante digressione sulla scoperta dell’“umiltà del genere umano” tramite la pandemia da Covid-19. Lo spettacolo – che non può certo trovare sintesi degna in questa sede – si chiude parlando di un tema caro a Ferrarotti, riassumibile nella sua celebre espressione “teologia per atei” (dall’omonima opera del 1981), nella convinta percezione che «le questioni di spiritualità e trascendenza ci accompagneranno ancora per tanto tempo a venire».
Dal sociologo all’uomo: il ricordo condiviso di Franco Ferrarotti
È proprio restando sul piano spirituale che si apre la riflessione di Laura Ferrarotti (Sapienza) a margine dell’incontro, ricordando come il padre non fosse né religioso né praticante, eppure avesse uno «spiccato senso del sacro», da intendersi come traduzione personale di un bisogno universale dell’uomo. Il ricordo, sinora più legato al lascito teorico di Franco Ferrarotti, approda in una dimensione più affettiva con il coinvolgimento di colleghi e conoscenti, quali Marco Marroni (autore, filosofo, ex collaboratore di ricerca di Ferrarotti), il Prof. Marinelli (Sapienza) e il Prof. Cipriani (professore emerito di Sociologia a Roma Tre). Tra il ricordo della sua “torinesità” e aneddoti che restituiscono lo spessore umano di Ferrarotti, l’incontro si è poi chiuso con la lettura di una sua poesia – uno di quegli slanci che lui definirebbe “fedeli all’io” – e il ricordo degli appuntamenti del 18 e 19 giugno per il convegno “Franco Ferrarotti e i suoi 100 anni. Il passato al servizio del futuro attraverso una vita dedicata alla Sociologia in Sapienza e nel mondo”, organizzato sempre presso l’Università La Sapienza di Roma.
A termine dell’incontro-evento, ai microfoni di Radio Sapienza abbiamo avuto l’occasione di avere ai nostri microfoni Laura Ferrarotti e Vittorio Cotesta, le cui interviste sono disponibili in allegato.
Articolo di Alessandro Romagnoli
