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Festival della Comunicazione: un punto di vista interno

Durante i giorni 13, 14 e 15 aprile, nel Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza in Via Salaria, si è tenuto il Festival della Comunicazione. L’evento organizzato da Sapienza Futura, associazione universitaria per la rappresentanza studentesca, era rivolto in particolare agli studenti e alle studentesse frequentanti tutte le Lauree Triennali nel quadro degli studi sociali. Nell’arco delle tre giornate, sono stati presentati 12 panel con diversi ospiti, figure di rilievoattivei nel mondo della comunicazione e dei mass media in Italia, a partire da giornalisti sportivi o d’inchiesta fino ad arrivare ad esperti nell’area social o in cinematografia.

Parola d’ordine: la comunicazione. Agli specialisti invitati è stato chiesto di parlare del loro lavoro, spiegando gli strumenti ed i metodi, raccontando percorsi di formazione e aneddoti personali. È stata un’occasione per i giovani di aprire dibattiti, rivolgendo loro domande, dando vita a uno scambio proficuo e stimolante, come ci conferma Manuel De Sanctis. 20 anni, studente di Scienze Politiche e membro di Sapienza Futura, si è messo in gioco partecipando come moderatore al panel insieme con Alberto Rimedio, giornalista storico della Rai, e Chiara Zucchelli, giornalista radiofonica.

L’obiettivo principale dell’evento era quello di avvicinare i ragazzi al giornalismo tramite le testimonianze degli ospiti, dando consigli in merito alle basi dalle quali partire per diventare dei buoni giornalisti e per muoversi nel settore. Non a caso, Manuel ci racconta che il primo panel è quello che ha riscosso più successo: Riccardo Luna spiega come si diventa e cosa fa un giornalista, sia sui social che su carta. Ma le nostre curiosità sul feedback di questo giovane membro dello Staff non si fermano qui…

– Che ruolo hai svolto nel particolare? Le aspettative che avevi sono state rispettate?

Oltre che moderatore durante l’evento dedicato al giornalismo sportivo, sono membro dello staff di Sapienza Futura, quindi ho partecipato in maniera attiva al retroscena e ai preparativi.  Le mie aspettative sono state rispettate, anzi, superate! Ero partito con un’idea sottostimata, non perché non credessi nel potenziale del progetto, ma perché non avevo mai partecipato a nulla di simile. Al termine dei tre giorni, ci siamo confrontati tra di noi all’interno del gruppo degli organizzatori ed è emerso un sentimento di sorpresa nel vedere come i risultati positivi hanno sorpassato le nostre previsioni. 

– Hai conosciuto di persona Alberto Rimedio, cosa ti ha colpito di lui? Ha raccontato qualcosa che ti ha sorpreso o che non sapevi già? Che impressione ti ha fatto a livello umano, “lontano dai riflettori”?

Di lui sapevo che fosse una persona disponibile e molto alla mano. Ho apprezzato più di tutto la sua trasparenza: ci ha parlato come un padre che si rivolge ai figli. Durante il momento dedicato alle domande da parte del pubblico o di noi moderatori, c’è una sua risposta che mi ha colpito particolarmente: “Il consiglio che do a chi vuole fare questo lavoro è di non farlo. All’inizio la paga è bassa, non si ha un posto fisso, si fa tanta gavetta. La strada è tortuosa ed è necessario fare un po’ di tutto: sapersi muovere tra redazione, regia e speakeraggio è il modo migliore per iniziare. L’importante è fare di ogni incontro, di ogni esperienza, un bagaglio culturale ricco per arrivare dove si vuole”. Una curiosità del suo percorso: desiderava diventare calciatore, pur non essendoci riuscito, ad oggi è fiero di essere arrivato in Nazionale non in quanto sportivo, ma come telecronista. È difficile raggiungere traguardi tali, “…non smettete di crederci e metteteci passione”. 

– Come ti ha fatto crescere a livello personale o nel tuo percorso di studi quest’esperienza? Ti ha dato qualche spunto o idea in più sul tuo futuro, non per forza sul piano lavorativo?

Penso che ogni evento mi possa arricchire a livello di conoscenze; questo è il fulcro di qualunque esperienza. Le lezioni volte a prepararci agli esami sono certamente fondamentali per la nostra cultura generale, ma non ha senso apprendere le nozioni senza l’aggiunta di occasioni come questa, che ci permettono di sperimentare la vita nel pratico. Oserei dire che apprezzo di più gli eventi che le lezioni perché lì sono a contatto con persone e ambienti nuovi che posso vedere da vicino: quella di Alberto Rimedio era una voce che sentivo e mi accompagnava da anni; abbiamo accolto anche Angelo Mangiante con il quale “sono cresciuto”. 

Le parole di Manuel sono la prova evidente che eventi come questo Festival della Comunicazione sono vitali per rendere l’università un ambiente stimolante e garantire agli studenti gli strumenti utili a realizzare i loro sogni, che siano essi personali e lavorativi.

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