Oggi, 14 aprile 2026, si è tenuto presso il dipartimento CORIS di Via Salaria 113, uno degli incontri più stimolanti del Festival della Comunicazione, che ha portato a dibattiti sul complesso e attualissimo tema del rapporto tra identità di genere e media.
Ospiti dell’evento sono stati Domizia de Rosa (Presidente dell’Associazione di donne nell’audiovisivo WFTMI) , Simone Alliva (giornalista), Barbara Leda Kenny (giornalista), che hanno analizzato come le narrazioni pubbliche e il settore audiovisivo possano trasformare l’invisibilità sistemica in azioni concrete per i diritti civili.
Durante il dibattito si è parlato dell’importanza di dare voce pubblica, a persone che spesso vengono messe in sordina, tramite piattaforme come “In-Genere”, che nel tempo ha ispirato politiche reali come le prime proposte sui congedi di paternità e sul reddito di libertà; si è discusso poi dell’impatto mediatico del movimento #MeToo nell’industria audiovisiva italiana, che ha portato alla stesura di una carta di comportamento etico per contrastare la violenza e la colpevolizzazione mediatica delle vittime . Si è riflettuto criticamente sull’uso di un linguaggio politico manipolatorio che, attraverso slogan disumanizzanti e fake news come la “teoria gender”o la storpiatura del termine “woke”, punta ad ostacolare il progresso sociale.
Un momento centrale e di forte impatto emotivo è stato lo specchietto dedicato all’inchiesta di copertina “Caccia all’omo. Viaggio nel paese dell’omofobia”, firmata dal giornalista presente all’evento Simone Alliva, per L’Espresso. Alliva ha raccontato il clima politico ostile alle famiglie arcobaleno esploso nel 2019 e la sua volontà di indagare le reali condizioni della comunità queer in Italia, documentando un drammatico aumento di aggressioni fisiche e psicologiche. La sua indagine sul campo ha portato alla luce un fenomeno taciuto e inquietante: la diffusione nel nostro Paese delle cosiddette “terapie riparative”, pratiche antiscientifiche imposte a giovanissimi per cercare di “curare” l’omosessualità. L’inchiesta di Alliva ha scosso le istituzioni, generando interrogazioni parlamentari e fornendo la base fattuale per la stesura del disegno di legge Zan, dimostrando concretamente come il giornalismo d’inchiesta possa farsi motore politico per chiedere l’urgente introduzione dell’educazione sessuale e al rispetto nelle scuole.
