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Chi era Federico Caffè, il docente della Sapienza (e di Mario Draghi) scomparso

Gli occhiali da vista, il passaporto e l’orologio. Il tempo si è fermato in quell’appartamento dove l’economista Federico Caffè viveva insieme a suo fratello. Sul tavolo aveva lasciato le chiavi di casa, segno che una volta varcato il cancello di quel condominio, non sarebbe più tornato indietro.

Un uomo la cui vita era trascorsa tra le aule di Economia, affollate di studenti pronti per seguire le sue lezioni. Ed è proprio l’ex direttore della Bce e del Consiglio dei Ministri Mario Draghi ad essere stato uno di quei ragazzi presenti in aula. L’ultima lezione del docente venne accolta dagli applausi dei presenti, in lacrime, in quella che oggi è l’aula che è stata intitolata proprio a Caffè. 

Caffè viveva in un condominio nascosto fra tanti, osservava i problemi dei cittadini, di quelli che andavano avanti a fatica o che non riuscivano ad arrivare a fine mese. Una volta chiese ad una dipendente dell’Ateneo se avesse bisogno di una mano. 

La notizia della scomparsa, avvenuta il 15 aprile del 1987, venne data soltanto una settimana dopo. Del docente di Economia Politica non c’era nessuna traccia. Poche furono le segnalazioni, tra le tante, un gelataio che ammise di aver visto Caffè fare il clochard in stazione. Non era lui. L’economista non fumava sigarette e, secondo le considerazioni dei suoi cari e dei suoi studenti, non sarebbe scomparso per andare a fare “quel tipo di vita lì”.

La depressione che aveva colpito Federico Caffè era nota a tutti. Ne aveva parlato lui stesso in una lettera. Con la morte della madre, della tata che lo aveva  accudito e l’aggravarsi delle cattive condizioni fisiche del fratello, il pessimismo di Caffè lo aveva condotto, probabilmente, a valutare la più cruda delle ipotesi.

La sorella ammise che, se si fosse davvero tolto la vita, lo avrebbe fatto “da solo”. Quando le televisioni annunciarono il suicidio di Primo Levi, gettatosi dalla tromba delle scale, Caffè aveva commentato l’accaduto fissando lo schermo piatto del tubo catodico e sussurrando “Perché davanti a tutti?” I suoi studenti percorsero il Tevere supponendo che potesse essersi gettato nel fiume, ma l’acqua non aveva restituito alcun corpo.

“Il Tribunale di Roma il 30 ottobre 1998  ha dichiarato la morte presunta del docente di economia politica della Sapienza”. Sentenziarono così i giornali: il professore è morto e non ci sarà alcun funerale. Il tempo non cura le ferite, perché i suoi “libri non scritti” continuano ad ipotizzare che cosa possa essere successo.

È morto da solo come suppone la sorella? È stato aiutato da qualcuno che porterà questo segreto fino alla tomba? Oppure, come dicono altri, potrebbe esserci molto di più dietro la scomparsa di Federico Caffè? In fondo, l’allievo Ezio Tarantelli venne assassinato dalle Brigate Rosse e potrebbe essere stata riservata per l’economista abruzzese una sorte simile? Sono alcune delle ipotesi avanzate sulla sparizione del docente che rimane tuttora un mistero.

 

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