Giovedì 6 Marzo 2025, presso l’Aula dei Gruppi Parlamentari, si è tenuto l’incontro “Quello che è tuo è mio”, organizzato dalla Commissione Parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere. Un momento di confronto su un tema urgente che continua a segnare la nostra società e, nello specifico, su quella forma di violenza ancor più subdola, la violenza economica.
Un dialogo costruttivo in occasione dell’8 Marzo, giornata internazionale della donna, a cui hanno preso parte figure istituzionali e accademiche, tra cui le professoresse Paola Paoloni dell’Università Sapienza di Roma e Azzurra Rinaldi di Unitelma Sapienza. Presenti in aula anche numerosi studenti e studentesse delle facoltà di Economia e Giurisprudenza della Sapienza, che hanno realizzato un filmato proiettato nel corso dell’incontro. Così come ha ricordato la Presidente della Commissione Martina Semenzato, è fondamentale avvicinare anche i più giovani a questa realtà e promuovere una sensibilizzazione sempre più ampia. La violenza economica, infatti, è il lato più nascosto della violenza di genere, spesso difficile da riconoscere fin da subito. Per violenza economica si intende ogni atto che priva la vittima della propria indipendenza economica o della partecipazione alla gestione delle spese domestiche familiari.
Pur senza generalizzare, nella maggior parte dei casi, le vittime sono donne, spesso minacciate dal coniuge o dal compagno, di essere private dell’accesso alle risorse economiche. Inoltre, non si limita solo al controllo del denaro: spesso è accompagnata da una vera e propria manipolazione psicologica, che protratta nel tempo porta la vittima a sentirsi incapace non solo di gestire la propria indipendenza economica, ma anche di prendere in modo autonomo decisioni riguardanti la propria vita e carriera, essendo limitata in modo significativo della propria libertà. Ed è proprio la manipolazione emotiva a impedire alle vittime di prendere coscienza della violenza subita: in molti casi, infatti, il partner abusante fa leva sui sensi di colpa, svalutazione e isolamento. Queste dinamiche sono radicate in convinzioni sociali fondate su una cultura patriarcale, che per secoli ha visto il controllo economico come uno strumento di potere all’interno delle relazioni. L’idea che il denaro debba essere gestito dall’uomo e che la donna debba dipendere da lui è ancora, in molte realtà, un retaggio difficile da scardinare.
Da un punto di vista giuridico, nel nostro ordinamento questa forma di violenza non è esplicitamente riconosciuta. Tuttavia, come hanno illustrato la Dott.ssa Paola di Nicola Travaglini e il Dott. De Gioia, la Cassazione ha recentemente pronunciato una sentenza, la n. 1268/25, richiamando norme sovranazionali come la Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa, ratificata dall’Italia nel 2013. La Convenzione include l’obbligo per gli Stati di introdurre servizi di protezione per contrastare la violenza contro le donne, tra cui centri anti violenza, linee telefoniche attive 24 ore su 24, sostegno psicologico e assistenza medica per le vittime. Con la sentenza 1268, quindi, la violenza economica è descritta per la prima volta come condotta autonoma che integra, seppur insieme alle altre, il reato di maltrattamenti in famiglia.
Nel corso dell’incontro è stata presentata anche la nuova moneta d’argento dal valore nominale di 5 euro e dal costo di 50, coniata dall’istituto Poligrafico e Zecca dello Stato: su un lato sono raffigurate le due scarpe rosse, simbolo della lotta contro la violenza sulle donne, sull’altro, invece, è stata incisa la poesia “Farfalle libere” di Alda Merini, letta in aula per l’occasione dalla nipote Laura Bertassello. Come ricordano questi versi, dalle ferite si può rinascere. Farfalle libere, non solo l’8 marzo, ma sempre. Perché la libertà non può essere riconosciuta solo in un giorno simbolico, ma deve essere garantita ogni giorno, in ogni scelta, in ogni diritto riconosciuto e tutelato. E il cambiamento sarà reale solo quando ogni donna potrà essere libera, sempre.


