Venerdì 23 maggio, presso “l’Università Sapienza di Roma”, nel dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale, si è svolto il Teachers’ Training annuale con tema “Teaching Environmental Journalism”, organizzato dalla European Journalism Training Association. Comitato organizzatore composto dal professor Christian Ruggiero, capo del comitato di organizzazione, la Sapienza Università di Roma, Mauro Bomba, Matteo Maiorano e Laura Valentini, Sapienza Università di Roma. Durante il convegno si discusso di temi riguardante l’importanza del giornalismo ambientale e l’importanza di integrare il giornalismo ambientali nei corsi di insegnamento della professione. Nel primo incontro del pomeriggio della giornata di chiusura ha tenuto una lezione, Alexander Mader, Hochscule der Medien, Stuttgart. Il Workshop parlava riguardo l’incertezza del futuro della nostra terra, e come sia possibile comunicarlo. In questo incontro il focus era riguardo la forte presenza di emissioni di Carbonio, toccando anche l’argomento della sensibilità climatica, che descrive quanto si riscalderà la superfice terrestre in caso sia il doppio della concentrazione atmosferica di anidride carbonica. Ciò viene monitorato dai rapporti di valutazione dell’IPCC nell’ultimo rapporto rilasciato con dati sempre più preoccupanti si riporta che entro il 2100 le temperature aumenterebbero di oltre 5 gradi, conseguenza del riscaldamento globale. La lezione volge verso il termine interrogandosi effettivamente come i giornalisti possono far emergere queste situazioni e come possono attivamente impegnarsi per sensibilizzare l’argomento.
L’Evento di chiusura ha visto lo sviluppo di tre interventi moderati da Tiko Tsomaia Membro del board dell’ETJM, il primo intervento è stato svolto da Kiril Przo, Institute for Communication Studies, Skopje. Dal titolo “Pioneering eco journalism and enviromental Communication in region in desperate need of it- study case Macedonia and Western Balkan.” Con l’analisi della regione balcanica possiamo vedere come effettivamente, la zona, possa definirsi un “Enviromental hotspot” ma allo stesso tempo affrontando mole difficoltà accusando un centro di inquinamento e guadagnondosi il soprannome di “black doth” dell’Europa. La formazione dell’Institute of communication studies, istituzione no profit che effettua ricerca nel campo del giornalismo e media studies, promuove la formazione di nuovi eco-journalist, sostenendo un approccio di ricerca profonda che si deve applicare a questa materia. Il secondo intervento è stato rappresentato Enekes Andárs, Kálai Sándor, Meszáros Peter, dall’University of Debrecen. Dal titolo “Industrialiazition, public concern and odd media landscape- Debrecen and a discourse on a battery factory.” Intervento mirato riguardo la costruzione di una fabbrica di batterie presso la città di Debrecen, durante la presentazione si sono delineati una serie di problemi che questa costruzione comporta. Collegando a questo argomento la mancata informazione che spesso alcuni giornali forniscono riguardo la tematica ambientale, non fornendo le giuste e adatte informazioni, spingendo i cittadini ad informarsi autonomamente cercando risorse possibili.
L’intervento conclusivo è stato guidato da Bogdana Nosova, Taras Shevchenko National University of Kyiv, portando come argomento “Ukrainian Media on Strategies for the Restoration of Ecosystems and Natural Landscapes”. Durante il discorso molti riferimenti sono stati rivolti al forte inquinamento prodotto dai veicoli impiegati nella crisi Russia-Ucraina, fornendo un elenco di zone critiche ucraine occupate come la centrale di Chernoby e Zaporizhzhia, la centrale idroelettrica di Kakhova e quasi la metà delle riserve naturali. Elemento comune di tutti questi interventi è stata la considerazione della mancata importanza data al giornalismo ambientale e ai giornalisti che ne parlano, un tema delicata che merita spazio e non bisogna essere trascurato o messo in secondi piano, il compito di un giornalista è quello di informare nel modo più libero e coretto possibile, mettendosi al servizio della società.
Di seguito l’intervista al professor Alexander Mader.
A cura di Umberto Lanzara

