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Prima edizione di AnthroDay – World Anthropology Day a Roma

Giovedì 5 marzo presso l’Aula II dell’Edificio di Chimica “Vincenzo Caglioti” si è tenuta la prima edizione romana di AnthroDay – World Anthropology Day 2026. Il Dipartimento di Storia, Antropologia e Religioni, Arte e Spettacolo ha promosso questa partnership, un’iniziativa internazionale di antropologia pubblica promossa dall’American Anthropological Association, nata per portare l’antropologia nello spazio pubblico, al di fuori delle mura accademiche, e favorire il dialogo con la cittadinanza.

Anthropology Day è un evento che si svolge contemporaneamente in diversi paesi: Belgio, Bulgaria, Croazia, Francia, Irlanda, Portogallo, Spagna, Svezia e Italia. In Italia l’evento è nato grazie all’iniziativa del Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa” dell’Università di Milano – Bicocca; successivamente si sono aggiunti anche l’ateneo di Torino e, infine, quest’anno anche la Sapienza.

Grande entusiasmo nel presentare questo nuovo progetto come ha affermato la professoressa Anna Maria Iuso: “AnthroDay per me è anche una festa condivisa per docenti e studenti, che diventano protagonisti in queste giornate”. Per garantire una massima copertura dell’evento si è deciso di articolare l’edizione in tre momenti distinti nei tre atenei italiani coinvolti. Torino ha ospitato gli incontri dal 19 al 21 febbraio; Milano dal 26 al 28 febbraio e Roma dal 6 al 7 marzo.

Ogni anno si porta un tema diverso da affrontare durante le giornate dedicate. Il titolo di quest’anno è “Via vai, vai via: mobilità residenza confinamenti”. Oggi ci troviamo in una società in continuo mutamento, che sembra muoversi sempre di più senza mai fermarsi un attimo: migranti, turisti, uomini e donne di affari, tecnologie, virus, idee, movimenti politici, immagini, soldi, rifiuti. Non si tratta solo di spostamenti da un luogo ad un altro ma anche di mobilità sociale e di superamento di soglie che producono diseguaglianze sociali tra periferia e città.

L’evento invita studenti e professori a riflettere sulle molteplici forme del muoversi e dell’abitare e sui limiti che segnano le vite contemporanee. Durante la mattina il professore Lorenzo D’Angelo ha affermato “Sarebbe un errore metodologico pensare alla mobilità come una cosa recente o contemporanea. Pensare che la stanzialità sia la norma e il movimento l’eccezione significa avere un errore basilare per l’antropologia. Le mobilità sono diseguali: non tutti possiamo muoverci allo stesso modo. Esistono categorie di persone costrette a muoversi, e viceversa persone costrette a non oltrepassare confini.”

Diversi sono stati i relatori nella giornata del 5 marzo, tra cui Anna Maria Iuso – professoressa associata di Antropologia e segretaria generale della SIAC;  il professore Carmelo Russo – associato in discipline demografico-antropologiche; Antonio Fanelli – ricercatore e docente in ambito demografico-antropologico; Lorenzo D’Angelo – professore antropologo socioculturale e infine Melissa Pignatelli – antropologa e giornalista per La Rivista Culturale. Il programma presentato comprende 22 attività proposte per l’evento finale, in cui hanno partecipato anche diverse associazioni romane come l’associazione movimento Diritti dei pedoni, VulvaASP (vulvodynia as a silent pain) con Alma Futura e molte altre.

L’Anthroday rappresenta un’occasione non solo per divulgare concetti familiari a chi studia antropologia ma si tratta di costruire dei ponti di contatto tra mondo accademico e realtà di cui fanno parte istituzioni pubbliche, associazioni e l’intera comunità del territorio. Nella mattinata si è discusso anche del motivo per cui una disciplina  come l’antropologia faccia difficoltà ad entrare nel dibattito quotidiano, negli spazi pubblici e nei meccanismi dei mass media. Secondo i relatori una delle ragioni principali è che la materia venga percepita “scomoda“, creando barriere all’ingresso nello spazio pubblico. Si tratta di un insegnamento che non rinuncia alla complessità, mentre il dialogo pubblico molto spesso è veloce e superficiale. La sfida è dunque quella di essere accessibili senza banalizzare il discorso: rendere accessibile la riflessione antropologica senza rinunciare alla profondità teorica accumulata.

“Bisogna imparare la morfologia e la fonologia del linguaggio dei media per metterli insieme, per trovare la grammatica, per trovare la sintassi. Il lettore di oggi alla seconda frase è stufo. Bisogna farsi capire, dire le cose come stanno.” – Melissa Pignatelli.

Per maggiori informazioni vedere il sito: https://anthrodaymilano.formazione.unimib.it/

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