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Ecoansia: le nuove generazioni preoccupate per l’ambiente

Le nuove generazioni si confermano tra le più attente all’ambiente e alla salute del pianeta. A rivelarlo è un’indagine condotta da Skuola.net in collaborazione con COREPLA, Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Plastica, che ha coinvolto 2.500 ragazze e ragazzi tra i 16 e i 34 anni. Secondo la ricerca, quasi tre giovani su quattro (74%) dichiarano di essere preoccupati per la dispersione della plastica nell’ambiente, mentre solo il 5% resta immune alla cosiddetta “ecoansia”, ma nonostante la crescente preoccupazione, la distanza tra consapevolezza teorica e comportamenti quotidiani resta ampia.

L’ecoansia, un termine introdotto nel 1997 dalla ricercatrice Véronique Lapaiège, descrive un sentimento di inquietudine legato alle minacce del cambiamento climatico. Gli esperti evidenziano tra i sentimenti più comuni paura, angoscia, frustrazione, senso di colpa e tristezza. Una condizione riconosciuta ormai da associazioni di psicologia internazionali come l’American Psychological Association e discussa anche nei contesti istituzionali, come la COP28.

Ad oggi se la sensibilità ambientale nei giovani è alta, quando si passa alla pratica emergono però molte incertezze. Il 20% dei giovani ammette di non avere informazioni sufficienti per effettuare correttamente la raccolta differenziata, mentre oltre la metà (55%) si sente solo parzialmente sicura delle proprie scelte. Pur dichiarando in larga maggioranza (90%) di impegnarsi nel riciclo, molti faticano a orientarsi con materiali complessi. Le cause dell’eco-ansia sono legate non solo alla crescente consapevolezza del cambiamento climatico, ma anche alla percezione di impotenza individuale. Alcuni reagiscono negando o minimizzando il problema; altri, più informati e coinvolti, rischiano di sentirsi sopraffatti da responsabilità e scenari futuri incerti. Il fenomeno non sorprende se si pensa che sempre più spesso i media mostrano immagini di disastri climatici: inondazioni, laghi che si prosciugano, ghiacciai che si sciolgono, mentre i leader mondiali non sembrano mostrare preoccupazione.

I tre anni di governo Meloni sono stati prontamente bocciati dall’associazione ambientalista Wwf nelle sue pagelle per la campagna Our Values. L’associazione evidenzia come questi anni non siano stati sfruttati a dovere dal governo per contrastare il cambiamento climatico e raggiungere gli obiettivi posti al 2030. A giugno 2025 le procedure d’infrazione aperte contro l’Italia sono 64, 51 per violazione del diritto dell’Unione e 13 per mancato recepimento di direttive, ben 23 di queste sono di materia ambientale.

Restano ora due anni al governo Meloni per porsi degli obiettivi di miglioramento e impegnarsi per raggiungerli, – afferma il Wwf – anche perché mentre l’esecutivo si muove con passi incerti o addirittura indietro, emergenze come consumo di suolo, inquinamento, perdita di biodiversità e crisi climatica avanzano senza sosta.

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