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Dopo Crans-Montana controlli a tappetto anche nei locali della Capitale

Il letale incendio che si è verificato la notte di Capodanno nella discoteca “Le Constellation” della località turistica svizzera Crans-Montana ha sollevato forti polemiche soprattutto perché non si è trattato di una semplice sfortuna, ma il prevedibilissimo effetto di una serie di negligenze. Il tragico epilogo della vicenda ha risvegliato nelle autorità competenti un moto di zelo nell’effettuare controlli anche e soprattutto nei locali notturni più frequentati a Roma.

Il primo a chiudere i battenti è stato l’iconico Piper Club, nel quartiere Coppedè, già sotto la sorveglianza speciale della Questura dalla scorsa primavera, ma all’epoca per  cause riconducibili a disordini e risse tra giovani. In un controllo più approfondito è emerso che il locale non rispettava alcune  norme di sicurezza necessarie alle attività di spettacolo notturno. Assieme al Piper, appena due giorni dopo, sono stati sanzionati e chiusi il Queen nella zona di piazza Cavour, il Bad Romance, al Testaccio, e lo storico Gus-Bar, tra il Rione Prati e Campo Marzio, il quale però avrebbe già ripreso alcune attività essendosi tempestivamente adeguato alla normativa sulla sicurezza pubblica e sulle licenze varie. Il totale delle sanzioni amministrative ammonterebbe a oltre 15mila euro e sarebbero il frutto di infrazioni quali fumo all’interno delle sale, istallazioni non autorizzate di faretti e altri dispositivi, mancanza di indicazioni obbligatorie, carenze igienico-sanitarie, anomalie nello smaltimento dei rifiuti e somministrazione di cibo e bevande a minori e/o avventori non tesserati (nel caso di locali classificati come circoli e associazioni, quali alcuni dei sopracitati).

Questi nomi sono solo i più recenti di una lunga lista di discoteche e bar che sono stati oggetto di approfonditi controlli frutto dell’azione sapientemente coordinata di procura, guardia di finanza, vigili del fuoco, polizia locale e carabinieri: potremmo citare ancora il Clamore, il Toy Room, il White bar e così via. L’indirizzo che le autorità sembrano voler perseguire è chiaro e c’è tutta l’impressione che i controlli continueranno anche per tutte le altre attività che sono al centro della vita serale dei giovani che vivono e studiano a Roma.

L’atteggiamento prudente delle Forze dell’Ordine è lodevole, per quanto dovrebbe essere quasi scontato, e soprattutto è la giusta reazione alla notizia della strage in Svizzera, che ha comunque coinvolto decine di connazionali, tutti giovanissimi. Un segnale forte, dunque, quello che arriva all’opinione pubblica: ciò che è successo a Crans-Montana non è stato conseguenza di incoscienza giovanile, ma responsabilità precisa di chi avrebbe dovuto rendere sicuro il locale e le attività che vi si svolgevano e di chi avrebbe dovuto controllare che le condizioni di sicurezza fossero perpetuate nel tempo. Non è mistero, però, che spesso i gestori di questo genere di attività sottovalutino i rischi, non considerando il biologico senso di pericolo attenuato della giovane clientela e pensando piuttosto al cospicuo ricavato in termini di denaro.

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