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“Deus sive natura” una rinascita prima che una mostra

Uomo e natura vengono spesso pensati come due rette parallele destinate a non incontrarsi, separate da una distanza che l’uomo ha trasformato in dominio, sfruttamento e abuso. Tuttavia in realtà sono linee provenienti dalla stessa ciclicità, una ciclicità che oggi abbiamo dimenticato.

È questa l’idea alla base della mostra “Deus sive natura” di Silvia Scaringella, incentrata sulla fragile relazione tra uomo e natura. Con l’avanzare della tecnologia questo legame si è affievolito fino a raggiungere l’odierno metodo di produzione degli uomini, finalizzato solamente a creare oggetti in vista di uno scopo, che  perdono valore non appena viene raggiunto l’obiettivo prefissato.

«L’uomo crede di evolvere attraverso la tecnologia, mentre l’evoluzione è l’accettazione. In questo caso, l’accettazione dell’alterità: l’alterità come l’altro uomo, come la natura, come la diversità dell’ecosistema. Ma anche come diversità dell’antropologia umana. Se si lavora sull’alterità, ci sarà la vera riconnessione e la vera evoluzione». Con queste parole Silvia Scaringella tenta di farci recuperare la consapevolezza ancestrale che noi tutti siamo parte integrante degli ecosistemi.

Oggi gli esseri umani si sono talmente allontanati dalla natura che sembra quasi impensabile l’idea di un periodo in cui era possibile una coesistenza pacifica; uno “stato di natura”, per usare l’espressione rousseauiana, in cui l’uomo viveva in equilibrio con l’ambiente.

La scelta dell’artista di rileggere la formula “Deus sive Natura” (Dio, cioè la natura)  del filosofo olandese Baruch Spinoza e proporne una lettura in chiave interrogativa nasce proprio da una domanda in vista del futuro che Scaringella in primis propone agli spettatori: Come evolverà il rapporto tra uomo e natura? Ci sarà una nuova, antica coesione con la natura?

Interrogativi impegnativi, senza risposte definitive, ma capaci di offrire uno spunto di riflessione necessario: bisogna reinterpretare il presente.

È questo l’obiettivo della mostra, che mira a far riemergere l’istinto primordiale dell’essere umano come parte del mondo naturale, scardinando il sistema di certezze che si è creato e di cui è il centro.

Silvia Scaringella propone così la sua lettura su un tema universale e sembra suggerirci di ripartire dall’arte.

La mostra si potrà visitare gratuitamente fino al 25 gennaio 2026, dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 16.00 e fino alle 19.00 il sabato e la domenica, al Museo Carlo Bilotti Aranciera a Villa Borghese.

Lavinia Ferraioli.

 

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