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Democrazia, autorità, processi globali (13 giugno – 1°parte)

Convegno “Democrazia, autorità, processi globali”

Cosa unisce il futuro della moneta digitale e il ruolo delle donne nelle istituzioni? A primo impatto nulla. Eppure in entrambi i casi parliamo di questioni globali, chiedendoci “Chi decide? Chi partecipa? Chi resta fuori?”. Insomma, come si ridisegna il potere e la democrazia? Nella mattinata del 13 giugno, presso la Sala Lauree della Facoltà di Scienze Politiche, il convegno “Democrazia, autorità, processi globali” ha cercato di mettere a fuoco tutto questo, dal progetto dell’euro digitale al rapporto tra “donna” e potere, passando per la svolta dei sistemi di criptovalute.

Panel 1 – Euro digitale e blockhain: una funzione (geo)politica

Nel primo panel gli interventi di Nicola Branzoli (Unità Euro Digitale, Banca d’Italia) e Nicola Borri (LUISS) hanno introdotto due delle novità più importanti del sistema finanziario internazionale: l’idea dell’euro digitale e il sistema delle criptovalute (a moderare l’incontro Salvatore Nisticò, Vicepreside di Facoltà).

Nella sua presentazione, Branzoli ha parlato di “euro digitale”; non una criptovaluta, bensì una “versione digitale del contante” che ancora non esiste. Si tratta a tutti gli effetti di una valuta alternativa, che si aggiunge al contante e alle altre modalità di pagamento digitale. Sarà disponibile gratuitamente ai cittadini europei tramite un’app sul telefono (anche offline) e con la garanzia data dall’emissione diretta dalla BCE. Perché? Dati alla mano, i pagamenti in digitale sono in netta crescita negli ultimi anni; tuttavia, si reggono su circuiti privati ed extraeuropei, minando l’autonomia strategica europea a livello globale.

Di cripto-valute ha invece parlato il prof. Borri; un sistema che si regge sulla “blockchain”, che rappresenta “un nuovo sistema decentralizzato di garanzia basato su crittografia e incentivi economici”.

Panel 2 – Donne e Istituzioni

Il secondo panel del convegno dedicato al tema “Donne e Istituzioni” ha rappresentato un momento di profonda riflessione sul percorso ancora da compiere per una democrazia realmente paritaria. Aperto dai saluti del preside Pierpaolo D’Urso e della direttrice del Dipartimento di Scienze Politiche Maria Cristina Marchetti, l’incontro è stato moderato dal vicepreside Giovanni Di Lorenzo, che ha ricordato come la questione femminile tocchi l’essenza stessa del nostro ordinamento democratico. Tra i punti centrali del dibattito, l’urgenza di rimuovere gli ostacoli culturali e strutturali che ancora oggi impediscono il pieno riconoscimento del talento femminile.

Come sottolineato da tutte le relatrici, la formazione è lo strumento fondamentale per colmare i divari. Investire in istruzione significa investire in parità.
Maria Elisabetta Casellati, Ministro per le Riforme Istituzionali, ha evidenziato come l’emancipazione femminile sia stata più rapida dell’evoluzione del contesto sociale, e che una politica basata sul merito vedrebbe oggi una presenza femminile molto più ampia. Ma il senso di colpa, trasmesso culturalmente, continua a condizionare molte donne.
Maria Rosaria San Giorgio, giudice della Corte costituzionale, ha ripercorso le tappe giuridiche dell’accesso femminile agli incarichi pubblici, ricordando come oggi il vero ostacolo non sia l’ingresso, ma l’ascesa ai vertici.
Anche Maria Teresa Sempreviva e Maura Caprioli hanno posto l’attenzione sulle resistenze culturali ancora presenti nei ruoli considerati “maschili” e nelle difficoltà familiari che spesso gravano sulle donne.

A chiudere, Paola Briguori della Corte dei Conti ha lanciato una provocazione: “Finché ci sarà bisogno di panel come questo, il problema sarà ancora vivo”. Le leggi non bastano: serve una trasformazione culturale profonda, capace di abbattere gli stereotipi e costruire una reale coscienza di sé e dell’altro.

Articolo di Matilde Trippanera e Alessandro Romagnoli

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