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Cuori Connessi spegne 10 candeline, il prof. Schettini: “I ragazzi ne sanno una più del Cyber-Diavolo”

Io nel periodo più pesante potevo passare anche dieci ore con il telefono davanti. Stai sempre lì a controllare, fai finta di ascoltare quando qualcuno ti parla. Ma io il telefonino non lo mollavo mai, era sempre tra le mani. Hanno iniziato anche a venirmi fuori delle paure e delle ansie che non avevo mai trovato. Avevo il battito cardiaco accelerato“.

Sono le parole di Michela – nome di fantasia – riportate nel libro #cuoriconnessi realizzato in collaborazione con la Polizia di Stato e Unieuro, una collaborazione giunta al suo decimo anno. L’ospite d’eccezione durante l’evento all’Auditorium Parco della Musica in occasione del Safe Internet Day è stato Vincenzo Schettini, il professore di fisica più amato sui social media.

Cyberbullismo, dipendenza digitale e l’universo degli hikikomori sono stati soltanto alcuni dei temi trattati dagli esperti sul palco, come il Dirigente Generale della Polizia di Stato Vittorio Pisani e lo psichiatra Enrico Teta, davanti ad una sala gremita di insegnanti ed adolescenti.

E infatti le domande del pubblico non sono mancate, dalla nonna che ha chiesto come fare per separare suo nipote dal cellulare, alla mamma preoccupata per le sfide estreme online. I dati, infatti, non sono rassicuranti: solo nel 2025, su 361 casi trattati, il 73% del totale ha visto coinvolti ragazzi dai 14 ai 17 anni. Sono stati 124, invece i minori che hanno avuto atteggiamenti da cyberbulli. Un atteggiamento che secondo il report potrebbe portare i giovani ad essere meno spontanei, ad interpretare ruoli in cui non si rivedono, pur di sentirsi accettati dagli altri.

“E’ difficile – racconta Schettini – però è bello quando si riesce a essere spontanei. Perché forse quella è la chiave per comunicare con i studenti, con i ragazzi. Credo che oggi, la scuola, con mille problemi, super burocratica, inadeguata a questa digitalizzazione, possa trovare nel spontaneo  la chiave vincente”.

Una tecnologia che l’autore de La fisica che ci piace non disprezza affatto, se a piccole dosi: “I ragazzi sono abituati a guardare il mondo online, io stesso sono nato grazie a delle lezioni su YouTube. Quello che mi preoccupa – prosegue – è non vedere i miei studenti fare più i compiti a casa, vederli chiaccherare sempre con l’intelligenza artificiale”.
Il professore da milioni di followers ha ragione. Nel settimo libro pubblicato da #cuoriconnessi sono raccolte le storie di giovani che hanno paura dell’altro, che passano le ore in rete e che credono che i loro seguaci siano davvero loro amici. Una fotografia poco rassicurante per una generazione che si sente sempre più sola.

 

 

 

 

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