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Crisi e futuro della Sociologia: lo sguardo atemporale di Gianni Statera

Il 27 novembre 2025 si è tenuta nel Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale in via Salaria la giornata di studi in memoria di Gianni Statera dal titolo “Tre sguardi sulla crisi: processi socio-cognitivi, impatti educativi, logiche di governo – una riflessione sugli esiti educativi, sociali e istituzionali della crisi pandemica, letti come prisma delle trasformazioni in corso”.

Ogni anno, la comunità del dipartimento di Sociologia della Sapienza si riunisce in occasione dell’anniversario della nascita del Professor Statera (1943-1999), sociologo italiano lungimirante il quale ha contribuito notevolmente all’arricchimento della disciplina ricoprendo ruoli cruciali nel corso della sua carriera. Ha insegnato Metodologia e tecnica della Ricerca sociale e Sociologia delle relazioni internazionali, è stato il primo preside della facoltà di Sociologia fondata nel 1991 ed anche direttore dell’Osservatorio di sociologia elettorale e della rivista Sociologia e ricerca sociale.

Hanno partecipato al convegno in qualità di relatori diversi professori chiamati a trattare e confrontarsi sui volumi pubblicati dall’editore FrancoAngeli per la collana Inferenze/Evidenze. Fasanella Lombardo su “Gli italiani nell’evoluzione pandemica” a cura di Maria Paola Faggiano; “La valutazione d’impatto sociale della didattica digitale dopo il Covid-19” a cura di Veronica Lo Presti e Maria Dentale per “L’altra pandemia” a cura di Stefano Nobile.

Questa collana è stata realizzata mirando ad un target ben preciso: i giovani sociologi. Gli studenti sono coloro che danno senso al lavoro dei professori e si dedicano a questi scienziati sociali emergenti che si stanno affermando nell’ambito accademico, oggi è più importante che mai. Perché i neolaureati nelle scienze umane, i quali trovano occupazioni sottovalutate nel nostro Paese, sono i primi ad essere investiti da questo revival antisocologico, dal quale già lo stesso Statera ci aveva messo in guardia.

“Che i sociologi comincino a resistere al dolce richiamo delle sirene delle scuole per avviare la faticosa impresa di costruire una comunità scientifica in senso proprio” (G. Statera)

Ispirato da questo statement Stefano Tomelleri, Presidente dell’Associazione Italiana di Sociologia (AIS) ci spiega che è importante rinnovare l’attualità di un maestro, di un classico della sociologia italiana come Gianni Statera, perché ogni volta che lo si rilegge è possibile scorgere riflessioni applicabili alla realtà odierna, ed è proprio per questo motivo che ha voluto dedicare il suo intervento ad una la lettura e commento di diverse dichiarazioni del Professor Statera.

Negli Stati Uniti, dopo l’utopia dei movimenti giovanili del ’68 Gianni Statera ci dice: “Esaurita la sbornia tardo sessantottesca, che in varie misure ha contagiato larga parte della comunità sociologica, c’è oggi una sorta di ripiegamento della sociologia in sé stessa. Un ripiegamento, a cui si contrappone una palpabile diffidenza dell’establishment politico-economico oltre che burocratico, nonché un manifesto revival del tradizionale pregiudizio anti-sociologico in larga parte della cultura italiana.”

Gran parte del dibattito all’interno della nostra comunità è ancora fermo a quest’osservazione fatta nella metà degli anni ’80. Come può dunque la Sociologia oggi uscire da quest’impasse?

Bisognerebbe partire dal trasformare l’idea che si ha dei sociologi e non vederli come accademici puri o come grandi teorici, ma come scienziati sociali in senso proprio. Riconoscerli come studiosi che sono in grado di rendere operative le indagini empiriche, in grado di applicare le nozioni teoriche; che sono capaciti di fornire contributi conoscitivi e produttivi concreti, non vaghi e generici. I sociologi oggi hanno il diritto ed il dovere di rivendicare il loro posto all’interno dei sindacati, dei partiti, del governo, nella burocrazia. L’invito di Statera è di fare bene questo mestiere, di non rimanere innamorati delle mode del momento o di certe derive dalla scienza, di allontanarci dalle critiche di un anti-positivismo fine a sé stesso, di non perdere il rigore del metodo, il valore della ricerca applicata e di un’impostazione teorica rigorosa. Questa è l’eredità che la scuola di fondazione Statera, in qualche modo, porta avanti e che contribuisce alla crescita di tutta la comunità sociologica italiana.

In particolare, emerge una riflessione lungimirante dal convegno del 1997, a cui Statera ha partecipato, sul tema del Governo. Il Professore era un fine teorico della geopolitica, dell’analisi del potere, delle contraddizioni che lui vedeva già affacciarsi sul nuovo millennio. Nel suo intervento “Globalizzazione, soggettività e regole sociali” sostiene che il vero problema, la vera sfida degli anni ’90 e a seguire, sarà tenere insieme i processi di mondializzazione e conformismo socioculturale di cui la globalizzazione è il motore con le nuove emergenti soggettività. Questo intervento si inserisce in un contesto storico in cui era appena finita la guerra in Bosnia Erzegovina e la sua sensibilità era fresca per via delle tragedie vissute in quegli anni. Sorprende ancora oggi quindi un passaggio in cui Statera domanda: “Attenzione a questi nazionalismi, queste soggettività che tornano (…) provate a pensare a Ucraina e Russia, le quali si contendono la rivendicazione della nascita originaria del proprio Paese e tutto ciò che ne consegue”. Ancora una volta, la conferma dell’intuizione e della grande capacità di leggere i fenomeni sociali, di leggerne i mutamenti ed i paradossi di Gianni Statera.

Ed è ancora questa la sfida della sociologia oggi: tenere insieme le biografie e le soggettività nonostante i grandi mutamenti storici. Il professor Statera è riuscito in maniera egregia ed esemplare a leggere il suo presente lasciando chiavi di lettura cruciali per il futuro, per i suoi allievi e per tutti gli studiosi che si avvicinano alla sua opera, facendola restare una stella polare della Sociologia Italiana.

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