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Corsa al referendum: gli universitari si informano e votano

Nel pomeriggio di oggi, 5 marzo, presso una delle aule della facoltà di giurisprudenza dell’Ateneo si è svolto un incontro organizzato da alcuni dei rappresentanti degli studenti che vede la partecipazione di ospiti autorevoli, garantendo alcuni il sostegno al voto favorevole, altri al No riguardo all’imminente Referendum costituzionale per il quale le italiane e gli italiani saranno chiamati alle urne i prossimi 22 e 23 marzo.

Per l’appuntamento odierno i rappresentanti dell’associazione studentesca Sapienza Futura hanno invitato al dibattito Matteo Hallissey, presidente di +Europa e dei Radicali Italiani, il professor Borgogno, docente di Diritto Penale presso la nostra Università, l’avvocato Elisabetta Cucciniello, del Comitato Giovani Avvocati per il Sì, Paolo Romano, consigliere regionale del Partito Democratico per la regione Lombardia, Paola Briguori, Presidente dell’associazione magistrati della Corte dei Conti, e Paolo Bertolini, giudice di Latina e dell’associazione Giovani Magistrati; il tutto moderato da Giulia Fossati, attivista e divulgatrice.

Ma, a dire il vero, in questi giorni si stanno susseguendo numerosi incontri di questo genere nel nostro ateneo e non solo. Specie negli ambienti universitari di tutta Italia, ma anche in biblioteche e spazi pubblici, l’interesse al dibattito riguardo la separazione delle carriere e la riforma del CSM è cresciuto esponenzialmente, tradendo una speranza quantomeno in prospettiva dell’affluenza alle urne, che nell’ultimo referendum abrogativo, quello del giugno scorso che prevedeva quattro quesiti sul tema del lavoro e uno su quello della cittadinanza, si era bruscamente arrestata intorno al 30% circa, facendo risultare la votazione vana.

Al di là delle varie correnti politiche e delle rispettive intenzioni di voto, riguardo cui sicuramente ognuno di noi starà ampiamente ricercando motivi e ragioni, il voto presuppone una perizia in ambito giuridico che non è propria, tantomeno famigliare per chi non ha una formazione nell’ambito legale. Poiché è giusto che ogni cittadino voti secondo le proprie ragioni e il proprio pensiero critico e non secondo il “mandato imperativo”, non secondo, cioè, quello che ritengono giusto gli esponenti del partito dal quale generalmente si sentono rappresentati, di seguito vi suggeriamo una spiegazione il più semplice possibile della terminologia attorno alla riforma proposta dal Governo Meloni.

  1. La magistratura italiana è un organo pubblico, al quale si accede tramite concorso dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza, che esercita il potere giudiziario, in modo totalmente slegato dagli altri organi principali. Non risponde, cioè, né al Governo (potere esecutivo) né al Parlamento (potere legislativo), ma è completamente autonomo.
  2. Coloro che lavorano nella magistratura possono svolgere due tipi di funzioni: quella del giudice o quella del pubblico ministero. Il primo giudica ed emette le sentenze dei processi e deve essere completamente neutrale, mentre il secondo coordina le indagini della polizia giudiziaria e sostiene la parte dell’accusa nei processi.
  3. Poiché la rettitudine della Giustizia è garantita dall’imparzialità della figura del giudice, quando si entra a far parte della magistratura si sceglie quale delle due carriere (giudice o pubblico ministero) si vuole portare avanti. Allo stato attuale, questa scelta è reversibile una sola volta nei primi nove anni di carriera. I dati ci riportano che solo una decina di magistrati su circa 10mila decidono di diventare giudici. La completa separazione delle carriere è una storica battaglia della destra italiana, che suggerisce che questo ordinamento non sia sufficiente a garantire oltre ragionevole dubbio l’imparzialità della Giustizia. Per i promotori della riforma Nordio (dal nome dell’attuale Ministro della Giustizia), quella che deve essere approvata o respinta con il nostro voto, è necessario che le due carriere non appartengano neanche allo stesso ordine.
  4. Al momento i magistrati tutti, quindi sia i pubblici ministeri (PM) che i giudici, fanno capo ad un organo autonomo chiamato Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), che ne sorveglia trasferimenti, promozioni e provvedimenti disciplinari. I membri del CSM sono 33, di cui 3 sono di diritto il Presidente della Repubblica, il primo presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione. I restanti sono 20 magistrati e 10 laici, membri che non fanno parte della magistratura.
  5. La riforma Nordio prevede l’annullamento dei poteri del CSM in materia di provvedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati, lo sdoppiamento degli organi di supervisione coerentemente con la separazione delle carriere, e l’istituzione di un ulteriore organo con potere disciplinare composto da 9 magistrati, estratti a sorte, e 6 laici. I 6 laici saranno nominati in parte dal Presidente della Repubblica tra docenti di giurisprudenza e avvocati con almeno venti anni di esercizio e in parte estratti nuovamente a sorte da una lista fornita dal Parlamento. Ad oggi i membri laici del CSM vengono eletti ogni quattro anni dalle due camere parlamentari in seduta congiunta da una lista di professori ordinari e avvocati e per essere valida l’elezione deve risultare da una maggioranza di almeno tre quinti del Parlamento, una proporzione che obbliga maggioranza ed opposizione a giungere ad un compromesso. I membri togati (20 magistrati) vengono invece scelti con delle elezioni interne.

I sondaggi delle ultime ore confermano che l’affluenza stimata è maggiore, e di molto, rispetto alle ultime votazioni. Circa il 50% degli elettori dichiara di essere motivato ad andare alle urne, e le due fazioni si equivalgono sostanzialmente. Nell’ambito specifico degli studenti universitari è rincuorante sapere se solo il 20% circa è propenso ad astenersi dimostrando ancora una volta che, nonostante i detrattori, i giovani e gli studenti sono partecipi e interessati alla politica italiana e non solo, nonostante la dilagante sfiducia nelle istituzioni.

In un momento in cui il dibattito attraversa anche le aule universitarie, informarsi e votare in modo consapevole rimane uno degli strumenti più concreti con cui studenti e cittadini possono partecipare alla vita democratica del Paese.

 

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