A maggio 2025 si è tenuta un’iniziativa coordinata dalla piattaforma internazionale Airbnb in collaborazione con il Parco Archeologico del Colosseo (ente statale) che ha dato la possibilità ad un numero ristrettissimo di turisti (16) di diventare gladiatori per un giorno.
Chi non ha mai sognato di poter camminare nella storia e osservare con i propri occhi gli scenari dei film che ama?
Oggi è stato concretizzato grazie ad un accurato lavoro di ricostruzione che “si fonda su solide basi storiche, scientifiche e filologiche, frutto di un rigoroso lavoro di ricerca condotto da storici, archeologi, studiosi e ricercatori”, ci tiene a precisare anche il Gruppo Storico Romano, un’associazione coinvolta nel progetto.
Da quest’anno è stato reso possibile grazie alla piattaforma Airbnb che, il 7 e 8 maggio 2025, ha consentito l’accesso, una volta terminato l’orario consueto di visita, alle prime sedici prenotazioni sul sito del colosso di scambi di alloggi. Ha permesso in esclusiva a questi partecipanti di immergersi nel vivo dell’azione e di diventare dei veri e propri eroi. Almeno è così che la multinazionale ha presentato questa iniziativa, sostenuta dal Parco Archeologico che afferma che l’obiettivo principale è quello di “valorizzare il patrimonio storico e culturale dell’Anfiteatro Flavio attraverso attività immersive nel pieno rispetto del monumento, basate su un rigoroso lavoro di ricerca storica”.
Tra i vari dubbi, solleva non poche domande anche l’ingente “donazione” fatta da Airbnb per finanziare e rinnovare l’area museale del monumento, pari a 1,5 milioni di dollari.
Possiamo dire che questo evento si è rivelato molto divisivo, perché se da una parte c’era chi lo presentava come investimento nella cultura dall’altra c’era chi giustamente ha ribattuto che “mercificare” in questo modo un monumento come il Colosseo non può che fare danni.
È il caso dell’assessore alla Cultura di Roma Capitale Massimiliano Smeriglio, che sostiene: “Capiamo le esigenze della Soprintendenza di potenziare il lavoro meritorio di conservazione e restauro, tuttavia con questa iniziativa si riafferma, ancora una volta, un principio di mercificazione e consumo della cultura. Un principio che va nella direzione opposta a quella che stiamo portando avanti, e cioè quello di un patrimonio che sia fruibile e accessibile a tutte e tutti, turisti, romane e romani”.
Con queste parole porta alla luce due dei principali problemi di questo evento: l’uso privato di un bene pubblico e la dimensione in cui questo bene pubblico è costretto. Il Colosseo viene ridotto ad una dimensione finita e spettacolarizzante, come se fosse immobile sullo scaffale di una vetrina invece di essere riqualificato e messo a disposizione dei cittadini facendolo vivere nuovamente.
Dietro quella che può apparire come una facciata benevola non c’è altro che l’ennesima declinazione del capitalismo nel mondo dell’arte che intende sminuirla ad un mezzo per un guadagno. Non è stata, infatti, la prima volta che abbiamo visto eventi simili, basti pensare al matrimonio del proprietario della multinazionale Amazon, Jeff Bezos, con l’ex giornalista Laura Sanchez, che ha ridotto la città di Venezia a palcoscenico di eventi mondani per i super-ricchi e ha costituito anche un ulteriore stimolo a un turismo già soffocante.
L’articolo 9 della Costituzione Italiana enuncia: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica [cfr.] artt. 33, 34]. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”
Forse è il caso di esplicitare che nella parola “tutela” è compresa anche la dignità delle opere d’arte.
