Era “solo” maggio quando l’AGCOM annunciava nuove strettoie per le attività di telemarketing, e adesso si ha un’ulteriore conferma della strada che si è scelto di tracciare. Difatti, dalla mezzanotte di oggi – 19 novembre 2025 – gli operatori telefonici nazionali sono tenuti a rispettare una nuova normativa, sulla scia del primo “filtro”, rilasciato appena tre mesi fa per contrastare quello che in gergo tecnico viene chiamato “spoofing” (che consiste nel generare numeri telefonici apparentemente comuni dissociandovi l’identità del chiamante) . In agosto, infatti, si procedeva al blocco delle “chiamate-truffa” da (finti) numeri fissi esteri a prefisso italiano, mentre oggi – complice la nuovissima tecnologia messa a disposizione da Italtel – si implementa lo stop automatico e in tempo reale delle chiamate di provenienza estera da falsi numeri mobili. Ma attenzione: i numeri nazionali in roaming dall’estero – come anche le chiamate “camuffate” – sono ancora dietro l’angolo. E fanno rumore.
Dalla rincorsa alla “trasparenza”: il bersaglio dell’anonimato
Ad onor del vero, i risultati del primo filtro “anti-inganno” sono più che gratificanti, considerando che il dato sulle chiamate truffa da numeri fissi esteri si è praticamente azzerato da agosto – con circa un milione e mezzo di chiamate al giorno bloccate. Le attività di telemarketing illecite, di tutta risposta, si sono spostate in massa sul mobile, richiamando la necessità di un intervento coordinato di regolamentazione.
Per questo motivo l’AGCOM (attraverso il Codice di condotta sulle attività di teleselling e telemarketing) impone adesso agli operatori telefonici, pena la sospensione dell’offerta di roaming, di attivare contemporaneamente procedure di verifica – tramite il proprio database nazionale – dell’appartenenza e della locazione del numero chiamante, così da permettere il blocco automatico tanto della chiamata quanto – in caso – del numero.
Viste le premesse, sembrerebbe lecito aspettarsi risultati analoghi a quelli ottenuti con il filtro per falsi numeri fissi; tuttavia, ci si guardi bene dal confondere lo stanamento con la “cattura”. Il telemarketing, quello legale, resta un giro d’affari che – lo dichiara il Codacons – genera un traffico di circa 3 miliardi di euro l’anno (cui è possibile esimersi iscrivendosi online al Registro Pubblico delle Opposizioni, istituito dal 2010) , e le sue declinazioni illecite continueranno a cercare modi sempre meno prevedibili di aggirare il sistema di blocco. Spinto da questa consapevolezza, il governo ha anche presentato un emendamento alla manovra di Bilancio per chiedere all’AGCOM l’istituzione di un “prefisso unico nazionale” che i call center saranno tenuti ad adottare, per continuare a puntare sulla “riconoscibilità”.
D’altra parte, se è vero che la tecnologia può fornirci scudi sempre più solidi, diventa necessario porsi regole strutturali capaci di scovare i “luoghi d’ombra” – quegli stessi di cui è disinteressata artefice – prima ancora che il Sole sorga.
L’obiettivo? Non il silenzio, piuttosto la capacità di distinguere le voci. In altre parole, il trionfo della libertà.
Articolo di Alessandro Romagnoli

