Il 24 marzo 2026, nel teatro di Villa Torlonia, Adriana Cavarero ha presentato il suo nuovo libro: Il canto delle sirene.
Ha introdotto l’incontro Cristina Guarnieri, editor di Castelvecchi e professoressa della Sapienza, per poi lasciare la parola alla scrittrice, nota filosofa della teoria della differenza.
In un’alternanza tra le sue parole e le letture di alcuni passi del nuovo libro realizzate dall’attrice Federica Quartana, il pubblico è stato immerso nel mondo antico dell’Odissea. Trasportando la platea sulle onde insieme ad Ulisse, Adriana Cavarero ha raccontato come le pagine del suo nuovo libro intendano realizzare una rielaborazione del mito delle Sirene. Un mito che, caratterizzato dal mistero, è stato da sempre oggetto di interpretazioni che lo hanno portato ad essere vivo nelle memorie dei giorni nostri entrando a far parte della cultura popolare anche delle favole, con la storia della Sirenetta di Andersen. Dunque, l’autrice, partendo da questo presupposto, in un confronto avvincente con Platone, Kafka, Brecht, Blanchot, Adorno ed Eliot, tenta di risignificare il ruolo che le Sirene hanno avuto, trasformandole da figure seducenti e pericolose a soggetti femminili liberi.
Nella tradizione esse rappresentano la distrazione e l’impedimento dell’evoluzione del soggetto: Odisseo deve superare la forza della natura per formarsi come uomo, deve riuscire a non lasciarsi andare al canto delle Sirene che lo chiamano, lo distraggono. Nell’intera storia esse rimangono personaggi di contorno, che hanno il solo scopo di produrre piacere per altri e minacciare il loro percorso. Cavarero invece affida loro il ruolo di protagoniste. L’ispirazione, rivela la saggista, le arriva dalla poesia Il canto d’amore di J. Alfred Prufrock di Eliot che nelle strofe finali recita:
”Ho udito le sirene cantare l’una all’altra.
Non credo che canteranno per me.’
Il suggerimento che proviene da questi versi è che le Sirene non cantino per nessuno se non per loro stesse, tra di loro. Godono del loro stesso canto senza dover cercare il compiacimento di nessun altro. È qui che risiede la chiave del recupero di una soggettività femminile che è autonoma, indipendente. In una lettura femminista, in questo modo le Sirene si liberano dell’assoggettamento al mondo maschile che le ha ascoltate fino ad adesso come minaccia e seduzione al proprio servizio.
Gabriella Scalabrini
